In scena a Monaco le divergenze fra Europa e Stati Uniti

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La 55ma conferenza internazionale sulla sicurezza si è conclusa a Monaco domenica scorsa, 17 febbraio, dopo due giorni di intensi dibattiti che hanno soprattutto messo in evidenza le profonde fratture che si stanno aprendo non solo fra l’Europa e gli Stati Uniti, ma all’interno stesso di tutto l’edificio delle relazioni internazionali.

La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, nata nel 1964, ha da tempo abbandonato il suo carattere di Vertice fra i Paesi della Nato e a partire dagli anni novanta, dopo la caduta del muro di Berlino, il Vertice ha aperto le sue porte ai Paesi dell’Est, Paesi poi diventati membri dell’Alleanza atlantica, nonché alla Russia, alla Cina, al Giappone, all’India e ad altri Paesi attori di rilievo sulla scena internazionale.

A mettere in particolare evidenza  le tensioni sull’asse transatlantico e le divergenze di vedute politiche sui futuri equilibri globali sono stati, in particolare, il discorso della Cancelliera Angela Merkel e quello del Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence.

Al cuore delle divergenze, vari e importanti dossiers molto delicati, a cominciare dal ritiro degli Stati Uniti dell’accordo multilaterale sul nucleare iraniano,  dossier sul quale gli Stati Uniti cercano in ogni modo di convincere gli europei a seguire l’esempio americano e a sospendere tutte quelle iniziative che indeboliscono le sanzioni decise da Washington nei confronti dell’Iran. Toni minacciosi, senza troppi veli diplomatici, rivolti in particolare  a Germania, Francia e Regno Unito e al sistema Intex che l’Europa sta attuando per facilitare gli scambi commerciali con l’Iran, segnando in tal modo una certa sovranità commerciale europea e un non allineamento su Washington.

Altro dossier al centro delle tensioni è stato il ritiro unilaterale, non concordato o discusso con gli alleati di Washington dalla Siria, un ritiro che mette seriamente in difficoltà non solo le operazioni in corso per mettere fine al terrorismo e alla guerra contro lo Stato islamico,  apre scenari inquietanti di nuovi e possibili conflitti e rafforza il ruolo della Russia nella regione, ma rivela anche la totale mancanza di rispetto da parte di Trump nei confronti degli stessi alleati europei.

Un terzo elemento di inquietante tensione politica è stato il ritiro USA e la conseguente dissoluzione del Trattato sui missili di medio raggio INF, firmato nel lontano 1986 tra gli Stati Uniiti e l’allora Unione Sovietica. L’abbandono di un tale accordo mette inevitabilmente in luce l’inquietudine dell’Europa per quanto riguarda la sua difesa e, di conseguenza, i suoi futuri rapporti con la NATO.

Al di là dell’Europa, in ballo c’è tuttavia uno scenario ben più vasto che è quello del riarmo globale e nucleare, sempre meno inquadrato in accordi multilaterali e che presenta nuovi e potenti attori, quali appunto la Russia e la Cina. Non solo, ma nel 2021 scadrà anche l’accordo sulle armi nucleari, firmato nel 2010 da Barack Obama e da Dimitri Medvedev, il  cosiddetto “New Start”. Pochi i segnali positivi provenienti dagli Stati Uniti per un suo rinnovo, ma forte il richiamo della Cancelliera Merkel a tutti i grandi attori per far fronte comune contro il pericolo di una incontrollata proliferazione nucleare.

Il vistoso deterioramento delle relazioni fra Europa e Stati Uniti non si è tuttavia limitato ai temi della sicurezza e della NATO, degli impegni sulla scena internazionale, della difesa del multilateralismo da parte dell’Europa, dell’ostinato ritornello USA “America first”, ma si è concretizzato anche sulle rispettive relazioni commerciali, nonché  sulle relazioni commerciali fra Europa e Cina e, infine su un minaccioso richiamo alla Germania per le sue future forniture di gas provenienti dalla Russia attraverso il North Stream 2.

Tutto questo confronto è avvenuto di fronte ad una Russia e ad una Cina estremamente attente all’evoluzione dei rapporti fra Europa e Stati Uniti, perché è proprio nelle pieghe di questo degrado che le due potenze potrebbero tessere la tela di un nuovo ordine internazionale. Un messaggio all’Europa perché prenda coscienza dei grandi cambiamenti che si profilano all’orizzonte.

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