Il voto italiano: l’Europa al centro

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Mentre quel “oscuro oggetto del desiderio”, che sarebbe il “centro” dello schieramento politico italiano, sembra calamitare gli appetiti elettorali di molte disperse sigle di partiti e partitini, guadagna sempre più centralità, nel confronto in corso, l’Unione Europea e il suo futuro, compreso per l’Italia.

Mentre sembrano evaporare i confini tra destra e sinistra, tra Piazza e Palazzo, si sta sempre più delineando una linea di demarcazione tra chi vuole l’Italia al centro dell’Europa e l’Europa al centro della politica italiana e chi invece dall’UE vorrebbe prendere le distanze. Lo stiamo verificando nella contesa tra i due principali partiti italiani, Fratelli d’Italia e Partito democratico e ne troviamo riscontro dei dintorni di ciascuno di essi, spesso con toni meno chiari.

Per limitarci all’essenziale si delinea una chiara polarità tra chi vuole un’Europa confederale di Stati, contrari a consentire limitazioni di sovranità, e un’Europa federale che, in nome della solidarietà, muove verso una progressiva sovranità europea. E’ quest’ultima la prospettiva indicata per l’Italia nell’art. 11 della Costituzione, uno spartiacque tra i due poli, come potrebbero esserlo gli art. 117 e 119 sui vincoli europei per l’Italia, ancora recentemente non graditi da Fratelli d’Italia nel 2018, cui si aggiunge la ripetuta ostilità tanto nel Parlamento italiano che in quello europeo al “Piano per la ripresa” (Recovery fund), che alimenta il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR) con circa 200 miliardi di euro.

Un passato recente che non impedisce conversioni da vigilia elettorale per rassicurare i partner europei, preoccupati di una possibile governante italiana, Giorgia Meloni, che nell’Unione Europea presiede il “Gruppo dei conservatori e riformisti” (ECR), egemonizzato dal partito di destra polacco al governo (con 27 parlamentari contro 8 di Fratelli d’Italia), con l’estrema destra neo-franchista dello spagnolo Vox e vicino all’ungherese Viktor Orban. 

Né tranquillizza l’UE l’attuale alleato di Fratelli d’Italia, la Lega, anch’essa in cattiva compagnia europea nel gruppo politico di “Identità e democrazia” di cui è il primo partito con 24 parlamentari (la più numerosa delegazione italiana) insieme con, tra gli altri, il Fronte nazionale francese di Marine Le Pen e il partito di estrema destra “Alternativa per la Germania”. Nessuno si illude che con partner di questo profilo politico possa essere temperata in Italia l’ostilità a una progressiva sovranità europea ad opera di quello che resta di Forza Italia, nonostante la sua presenza nel Parlamento europeo con 11 parlamentari a fronte dei 176 del Partito popolare europeo (PPE).

Sull’altro versante politico europeo, quello favorevole alla costruzione di un’Europa federale, i partiti italiani sono posizionati maggioritariamente nel “Gruppo dei socialisti e democratici europei” (S&D) con il Partito democratico, collocato in seconda posizione dopo la Spagna e prima della Germania, e con i liberali e i Verdi.

Come si vede una geografia politica che non lascia molte illusioni sugli orientamenti nell’UE della destra italiana, tentata da un’improbabile revisione dei Trattati per ridurre vincoli come il pareggio del bilancio nazionale e i parametri relativi al deficit e al debito, prospettive che annunciano tensioni al momento di negoziare il nuovo Patto di stabilità.

Non stupisce quindi che questi scenari possano alimentare allarmi tra i nostri partner europei con le Cancellerie che restano discrete e con i media di tutta Europa che non esitano a lasciare da parte la discrezione per allertare i nostri concittadini europei su una possibile svolta conservatrice, se non reazionaria, della politica italiana.

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