Il riarmo nel mondo e in Europa

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Stiamo vivendo un momento storico in cui i cambiamenti innescati dalla guerra in Ucraina, (come quelli avvenuti recentemente in Russia) stanno portando alla luce una nuova configurazione dei rapporti internazionali, una rimessa in discussione della sicurezza e della pace vissute in Occidente fino a pochi mesi fa e un riarmo delle potenze mondiali in costante aumento e velocità. Una nuova stagione geopolitica carica di incognite e di pericoli. 

Un recente rapporto del Sipri (Istituto internazionale di Ricerca sulla pace), con sede a Stoccolma, richiama l’attenzione sulle cifre del riarmo nel mondo, cifre che inducono ad alcune riflessioni sul futuro della pace. 

Le cifre dicono infatti che nel 2022, le spese militari nel mondo sono cresciute per l’ottavo anno consecutivo, raggiungendo la somma di 2.240 miliardi di dollari, cifra mai raggiunta nemmeno durante il periodo più teso della guerra fredda. Il commento del Sipri a tale inquietante realtà è quello di un mondo sempre meno sicuro, dove gli Stati rafforzano la loro potenza militare in risposta al deterioramento del contesto di sicurezza globale, ponendo poi  l’interrogativo su come tale contesto possa migliorare in un prossimo futuro. 

A livello mondiale, il riarmo è in corso da parecchi anni. Al primo posto sempre gli Stati Uniti, i quali, a partire in particolare dall’attacco alle Torri gemelle del 2001, hanno non solo investito massicciamente nella difesa, ma hanno anche scatenato guerre ad alta intensità, in Iraq e in Afghanistan. Nel 2022 le spese militari degli Stati Uniti sono state di 870 miliardi di dollari, pari al 39% del totale mondiale.

Numero due sulla lista la Cina, la quale, sebbene non raggiunga ancora le cifre degli Stati Uniti, (290 miliardi di dollari nel 2022), segna un costante aumento delle sue spese militari da più di trent’anni a questa parte. Al centro di un intricato nodo di minacce regionali, in particolare nel Sud Est asiatico, e in tensione con gli Stati Uniti, la Cina e la sua crescente bellicosità hanno spinto Paesi come l’India e il Giappone ad aumentare le rispettive spese militari. Segue infine la Russia con 87 miliardi di dollari, una cifra che sommata a quella degli Stati Uniti e della Cina, rappresenta oltre la metà del totale globale della spesa del 2022. 

E l’Unione Europea? Il 24 febbraio 2022 la guerra entra nel cuore dell’Europa, dopo tanti anni di pace, di prosperità e di costruzione europea, certo non facile, ma sicuramente volta a non ripetere più gli orrori vissuti durante le due guerre mondiali. Impreparata militarmente, le sue spese militari erano diminuite nel corso degli ultimi cinquant’anni, passando dal 3%-4% del PIL negli anni settanta all’1,5% degli ultimi anni, vale a dire una riduzione senza equivalenti storici. La guerra in Ucraina ha costretto l’Europa a rivedere le sue strategie di sicurezza e ha spinto quasi tutti i Paesi dell’UE a prevedere bilanci militari a breve e a lunga scadenza. 

È il caso in particolare della Polonia, che si è impegnata a portare quest’anno le spese militari al 4% del suo PIL,  diventando in tal modo il primo contributore europeo della NATO e posizionandosi in prima linea nella difesa dell’Europa. Va sottolineato che Varsavia dista poco più di un’ora di volo da  Mosca e che il 73% della popolazione polacca pensa che la guerra in Ucraina minacci la sua sicurezza. 

Non meno importante il riarmo della Germania, che per storia e ruolo nell’Unione Europea, rappresenta una svolta significativa, tanto da essere definita dal Cancelliere Scholz “un cambio d’epoca”. 

Questi nuovi scenari mondiali ed europei pongono innanzitutto all’Unione Europea  quesiti sulla sua sicurezza, sulla sua autonomia strategica, sul suo ruolo nella NATO e sulla sua dipendenza dagli Stati Uniti in fatto di difesa. E tutto ciò conferma inoltre che anche per l’Europa la pace non è più un privilegio scontato.

1 COMMENTO

  1. Ho lavorato, durante alcuni decenni, per il primo e, praticamente, unico, editore agricolo italiano (il primo settimanale agrario nazionale, una dozzina di riviste specializzate: economia agraria, cerali, bovini, colture frutticole, suinicoltura, avicoltura, etc.). Le relazioni tra pace/guerra e disponibilità di cibo, sono capitale, ma complesso argomento, ignorato dai politici medi di tutte le tinte. Ho scritto, sul tema, un romanzo: pochissimi i lettori (l’editore era microscopico), ma qualcuno dei pochi è rimasto sconvolto. Credo di essere stato il solo critico italiano a leggere settimanalmente, l’esperto americano che era consulente dl Dept. of State per il tema dell’uso del cibo come arma. Congratulazioni per esservi avvicinati all’argomento. Antonio Saltini

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