Il mondo secondo Trump

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Si è conclusa a Helsinki, il 16 luglio scorso, una lunga settimana di incontri e riunioni al Vertice per il Presidente degli Stati Uniti. Una settimana che ha fatto intravedere, ancora una volta, i cambiamenti e le inversioni di rotta che Donald Trump vuole imprimere alle relazioni internazionali e alle regole che le governano da settant’anni a questa parte.

Il primo incontro si è svolto a Bruxelles l’11 e il 12 luglio al 69mo Vertice annuale della NATO. Senza riguardi e con il suo solito tono brutale, Trump ha ricomposto le priorità dell’ordine del giorno secondo la sua visione di un’Alleanza atlantica considerata al limite dell’inadeguato e dell’obsoleto: priorità quindi all’impegno di un maggior contributo finanziario degli Stati membri, accompagnato da una malcelata insofferenza a continuare a garantire la difesa europea. Su questa priorità si innesta tuttavia l’altra e forse principale priorità di Trump che è quella di mettere in moto un meccanismo di divisione fra i Paesi europei e portare l’Unione europea, in quanto tale, ad un debole, insignificante e marginale ruolo sulla scena internazionale politica, economica e commerciale. Un obiettivo insidioso, che coglie l’Europa proprio nel suo momento di maggiore instabilità e incertezza sul suo futuro.

A sottolineare questa visione di Trump è stato l’attacco frontale sferrato, durante il Vertice NATO, contro la Cancelliera Merkel sulle forniture di gas della Russia alla Germania nonché i messaggi rivolti a Theresa May formulati durante la visita a Londra: tutto il sostegno all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e importanti accordi commerciali bilaterali in vista. Un messaggio  che riassume in poche parole le posizioni che, nella sua imprevedibilità, sembra perseguire Trump: privilegiare a tutto campo i rapporti bilaterali affinché l’America sia sempre in posizione di forza e smantellare il più  possibile tutto ciò che si inserisce in un quadro multilaterale; i rapporti e le relazioni con gli altri Paesi devono rispondere essenzialmente agli interessi economici e commerciali degli Stati Uniti, con un caro saluto a quei valori e impegni condivisi con l’“Occidente” dalla fine della seconda guerra mondiale.

Ed infine, dopo Bruxelles e Londra, Trump si è avviato verso lo “storico Vertice di Helsinki”, per un primo incontro bilaterale con il Presidente Putin. Trump attendeva con ansia questo incontro con l’uomo forte del Cremlino, il quale, a sua volta, puntava su questo incontro per portare la considerazione internazionale della Russia allo stesso livello di superpotenza degli Stati Uniti. E forse, per Putin, i risultati ottenuti a Helsinki superano di gran lunga le aspettative: Trump ha portato al tavolo del dialogo tre graditi doni: da Bruxelles una certa delegittimazione della NATO e l’opposizione manifestata nei confronti dell’Unione europea; dagli Stati Uniti una clamorosa smentita alle affermazioni dell’intelligence USA che incolpava Mosca di interferenze nelle presidenziali americane del 2016. Non solo, ma anche l’affermazione della responsabilità degli Stati Uniti nelle problematiche relazioni avute finora con la Russia. Tutta musica per le orecchie dello zar.

A questo punto sarà interessante capire cosa produrrà, a livello internazionale, questa intesa fra i due Presidenti e il ruolo che i rispettivi Paesi intendono perseguire in futuro. Certo è che l’ordine internazionale che abbiamo conosciuto finora sta velocemente evolvendo verso nuovi assetti e nuove regole, ad ora non ancora definiti. L’Europa, se vuole essere protagonista nel disegnare questo nuovo orizzonte, ha tutto interesse ad unirsi, ad essere solidale e a superare le tentazioni nazionaliste e miopi e ribadire quei valori universali garanti della pace e del rispetto dei diritti. E’ un ruolo che l’Europa ha esercitato, anche se con fatica, finora. Continuare a farlo è garanzia della sua sopravvivenza e soprattutto della sua libertà.

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