Il mondo nel 2012

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Il 2012 si è concluso con il suo carico di avvenimenti sulla scena internazionale e smentendo la profezia dei Maya sulla fine del mondo.  Ma, profezia a parte, è certo che il mondo è in rapido cambiamento, con nuovi attori che si affacciano all’orizzonte e ne spostano i centri di potere,  con i suoi vecchi e nuovi conflitti sparsi un po’ ovunque sul Pianeta e con ormai sintomi tangibili di mutamenti climatici portatori di catastrofi naturali sempre più devastanti.

Il 2012 è stato anno di elezioni per tre Paesi  di rilevante importanza: gli Stati Uniti (6 /11) hanno riconfermato  il democratico Barack Obama per un secondo mandato presidenziale, premiando una visione economica, sociale e di politica internazionale più rassicurante di quella proposta dai repubblicani; la Cina(15/11), dopo dieci anni di grandi trasformazioni con Hu Jintao, ha designato, con il 18° Congresso del Partito comunista, Xi Jinping alla guida del Paese, affidandogli la responsabilità di profonde riforme di sviluppo interno e di un nuovo protagonismo, in particolare economico, sulla scena mondial ; la Russia (4/03) invece riporta alla Presidenza, dopo la parentesi di Dimitri Medvedev, Vladimir Putin, innescando una serie di manifestazioni di protesta e di opposizione duramente controllate e spesso condannate, come ha dimostrato l’ultima vicenda delle giovani Pussy Riot. Un Paese ricco di gas e dal quale l’Europa è oltremodo dipendente, e anch’esso, deciso a pesare sullo scacchiere internazionale. Tre Paesi non da poco che, insieme,  contano  una popolazione di circa 2 miliardi di persone e sono fra i 5 Paesi membri permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, oltre a Francia e Regno Unito.

E in effetti, nel 2012, il loro statuto all’ONU ha avuto un peso significativo,  in particolare sulla situazione in Medio Oriente, soprattutto  per quanto riguarda il conflitto che insanguina da 20 mesi la Siria. Cina e Russia hanno infatti continuato ad  usare il loro diritto di veto per impedire l’adozione di una risoluzione di condanna del regime di Bachar al Assad. Con l’opposizione invece degli Stati Uniti, l’Assemblea Generale dell’ONU (29/11) ha votato a grande maggioranza per il riconoscimento della Palestina come Stato osservatore non membro. E’ stato un voto storico, sgradito ovviamente ad Israele che ha immediatamente reagito con la decisione di proseguire la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme est, rendendo sempre più difficile e lontana la prospettiva di negoziati di pace. Tutto ciò a pochi giorni dalla fine di un nuovo conflitto fra Israele e Gaza, denominato  “Colonna di difesa” e conclusosi con la firma di una tregua (21/11), grazie anche alla mediazione dell’Egitto.

Nella regione  molti i cambiamenti avvenuti nel 2012 in seguito alle Primavere arabe, confermando nuove tendenze politico-religiose,  geopolitiche e strategiche, che non mancano di suscitare  inquietudini sul futuro. L’Egitto (30/06) ha eletto democraticamente un nuovo Presidente, Mohamed Morsi, rappresentante dei Fratelli Musulmani; la Libia, (7/07) tra numerose divisioni interne, ha eletto un’Assemblea nazionale dopo anni di dittatura di Gheddafi ed è  stata purtroppo  teatro dell’assassinio (11/09) dell’Ambasciatore americano da parte di estremisti islamici. Sempre nella regione, l’Iran, unico alleato di Damasco è, dal 1° luglio, sotto embargo petrolifero e forti sanzioni UE e USA per il suo controverso programma nucleare ; l’Iraq è stato teatro di numerosi e sanguinosi attentati rivendicati da gruppi islamici legati ad Al Quaeda, mentre si sono ritirati dall’Afghanistan, (21/09) secondo il piano prestabilito, 33.000 soldati americani.

Ai confini orientali dell’Europa, le elezioni in Ucraina (28/10) e in Georgia (2/10), con le vittorie rispettivamente di Viktor Yanukovich e Bidzina Ivanishvili,  hanno messo in sordina l’avvicinamento all’UE iniziato con le rivoluzioni colorate, per puntare gli occhi verso gli antichi legami con la Russia.  Scontati, purtroppo, i risultati delle elezioni in Bielorussa (23/09), che non portano un solo rappresentante dell’opposizione alla camera bassa del Parlamento e riconfermano  il Presidente Lukashenko, in carica dal 1994.

Questi gli avveni menti, fra altri, che hanno fatto l’attualità nel 2012.  Ma visto che il mondo è fatto di donne e di uomini, è giusto ricordare almeno una testimone portatrice di speranza: Malala Yousafzai, l’adolescente pakistana di 15 anni, ferita gravemente dai talebani  (9/10) per il suo impegno in favore del  diritto all’istruzione delle ragazze nel suo Paese.

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