Il dialogo fra le sponde del Mediterraneo e la speranza tunisina

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Con l’apertura a Roma del secondo Forum internazionale sul dialogo mediterraneo, si riaccendono per alcuni giorni i riflettori sulle speranze e sui tentativi umani, culturali, religiosi, sociali ed economici di riportare pace e stabilità in una regione attraversata da molteplici crisi e guerre.

E’ una regione che solo un breve tratto di mare separa dall’Italia e dall’Europa, ma un tratto di mare che da anni a questa parte è diventato l’unica e disperata via di fuga per migliaia di persone e rappresenta, purtroppo per molti, anche la fine di una disperata ricerca della salvezza sulle coste dell’Europa.

Organizzato su iniziativa del nostro Ministero degli Affari esteri e dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale), il Forum riunisce rappresentanti politici ed economici di diversi Paesi, nonché rappresentanti delle organizzazioni internazionali al fine di affrontare con coraggio e con proiezioni nel futuro la situazione in Medio Oriente, di individuare quei punti di intervento volti a creare nuove opportunità politiche, a livello regionale e internazionale, per porre fine alle varie guerre che si incrociano su una terra ricca di storia, di culture e di religioni. Tante infatti sono le crisi in corso che determinano le grandi sfide di oggi e di domani, e non solo per l’Europa, ma per il mondo intero.

La guerra in Siria, la lotta al terrorismo e a Daesh, la guerra in Iraq, in Yemen, lo spostamento delle frontiere, la fragilità delle Istituzioni soprattutto in Libia, l’immigrazione e i rapporti con la Turchia, l’irrisolto conflitto israelo-palestinese, il coinvolgimento militare delle potenze mondiali, in particolare della Russia, le linee di separazione etnica e religiosa, nonché le ingenti risorse petrolifere dell’insieme della regione, sono tutti aspetti di una stessa polveriera che non finisce mai di esplodere.

Su questo scenario, il Forum parte da un’unica prospettiva e convinzione, e cioè quella che non sarà certamente il fattore militare a portare la pace, la sicurezza e la stabilità, bensì il dialogo e la cooperazione politica ed economica fra tutte le parti coinvolte, sia a livello regionale che a livello internazionale. Una prospettiva tuttavia ancora da definire, visti i significativi cambiamenti ai vertici politici di alcuni Paesi coinvolti, come già avvenuto negli Stati Uniti, e che si annunciano, a breve, anche in Europa.

Ma in quella regione ad alto rischio per il futuro di tutti, sembra coraggiosamente tenere la fragile democrazia tunisina, unica sopravvissuta, fra tante difficoltà, alla breve stagione delle primavere arabe nel 2011. Proprio alcuni giorni prima del Forum sul dialogo mediterraneo di Roma, si è tenuto a Tunisi una Conferenza internazionale per il sostegno allo sviluppo economico, sociale e sostenibile della Tunisia. Molti i donatori, fra cui anche l’Unione Europea con un consistente appoggio finanziario.

Con la partecipazione di molti imprenditori, responsabili del mondo finanziario internazionale e più di 70 responsabili politici di vari Paesi, la Tunisia ha ottenuto quella fiducia e quell’impegno finanziari necessari per avviare le riforme economiche tanto necessarie per proteggere e affiancare il cammino della sua ancor fragile democrazia.

Nella sua posizione geostretegica di passerella fra l’Africa, l’Europa e il Medio Oriente, la Tunisia è stata in grado di compiere, infatti, grandi passi sulla strada della democrazia, forse non sufficientemente messi in evidenza visto il contesto esplosivo in cui il Paese è chiamato a svilupparsi: una nuova e moderna Costituzione, una capacità interna di dialogo e di pluralismo coronata nel 2015 da un Premio Nobel per la pace, delle elezioni legislative e presidenziali svoltesi in modo libero e trasparente, una società civile vigile e garante degli equilibri di potere.

La Tunisia rimane per ora l’unica isola di speranza nel tormento dell’area mediterranea. Ci insegna comunque che il dialogo sotto tutte le sue forme, la democrazia, lo sviluppo economico sostenibile e la giustizia sociale sono fra gli ingredienti essenziali per riportare, se possibile, la pace nella regione.

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