Il costo economico della reintroduzione di Schengen

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Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Ifo Institute (Institute for Economic Research) di Monaco, la reintroduzione dei controlli alle frontiere costerebbe all’Europa circa 15 miliardi di euro all’anno. La ricerca è stata condotta tramite la comparazione di alcuni dati relativi al commercio prima e dopo la firma del trattato di Schengen del 1995.

Secondo alcuni calcoli il passaggio tra due frontiere facenti parti di due Paesi Schengen avviene in modo nettamente più veloce rispetto agli altri Stati non facenti parte dell’area, facendo risparmiare agli utenti circa 20 minuti ad attraversamento. Per questo motivo una reintroduzione di queste tempistiche significherebbe una perdita tra i 26 ai 66 miliardi di euro all’anno, con un conseguente aumento dei costi di trasporto di circa il 7%.

Secondo il think tank francese France Stratégie un aumento dei controlli alle frontiere ridurrebbe le performances economiche dei 22 stati facenti parte dell’accordo di Schengen di 100 miliardi di euro all’anno. Un altro studio condotto da Prognos per conto della Bertelsmann Foundation, ha previsto un aumento ancora più elevato dei costi nell’eventualità di un collasso di Schengen. In particolare, le piccole imprese potrebbero drasticamente ridurre il commercio e i turisti sarebbero più refrattari a viaggiare.

Non mancano le voci discordanti: la Camera di Commercio tedesca (DIHK) ha stimato che i costi di circa 10 miliardi di euro in cui la Repubblica federale incorre annualmente per il controllo delle frontiere sono stati reintrodotti già da tempo. Inoltre, lo studio condotto dall’Ifo è stato criticato in quanto non tiene conto del fatto che non tutto il commercio europeo è effettuato su strada.

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