Il Consiglio Europeo e l’arte pericolosa del rinvio

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Se la politica in generale è l’arte del compromesso, quella europea se non trova il compromesso si affida all’arte del rinvio. E’ accaduto anche i giorni scorsi nella riunione a Bruxelles dei 27 Capi di Stato e di governo e su temi non marginali, come quello degli allargamenti dell’UE e quello dell’energia.

A questo proposito è utile, anche se un po’ noiosa, la lettura delle conclusioni finali del Consiglio che si aprono con il tema della futura “comunità politica europea”, per proseguire con l’Ucraina e la sua futura adesione all’UE, insieme con la Moldavia, con gli attesi allargamenti verso i Paesi balcanici, senza dimenticare le questioni economiche e il seguito da dare alla “Conferenza sul futuro dell’Europa”.

Tracce di rinvio si trovano un po’ ovunque insieme con parole di rassicurazione, come accade con l’apertura delle porte dell’Unione Europea ai Paesi balcanici in attesa da anni di una risposta e confortati dalla dichiarazione UE di “un attaccamento totale e inequivocabile alla prospettiva di adesione” e di un’accelerazione del processo di adesione.

Quanto al progetto di una futura “Comunità politica europea”, allargata oltre agli attuali 27 Paesi UE, le indicazioni sono comprensibilmente ancora embrionali: “L’obiettivo sarà di favorire il dialogo politico e la cooperazione per rispondere alle questioni di comune interesse, in modo da rafforzare la sicurezza, la stabilità e la prosperità del continente europeo”. Come farlo si vedrà più avanti, come anche per le raccomandazioni formulate dalla “Conferenza per il futuro dell’Europa”.

Sull’Ucraina è confermata la posizione di sostegno totale al Paese invaso dalla Russia, con il rafforzamento delle sanzioni contro l’invasore, “un aumento supplementare dell’aiuto militare” e “un’assistenza macrofinanziaria eccezionale di 9 miliardi di euro nel 2022”. Un passaggio importante riguarda l’arma dell’alimentazione usata dalla Russia in questa guerra e le proposte per rispondervi: si proverà a farlo in collaborazione con l’ONU e i Paesi del G7.

Storica è stata definita la decisione del Consiglio europeo di avviare la procedura di adesione dell’Ucraina e della Moldavia all’UE, congiuntamente ad una apertura di credito alla Georgia in attesa che vi siano le condizioni per una decisione favorevole. Su questi argomenti si intrecciano decisioni e rinvii: decisioni vincolate a condizioni che fanno prevedere tempi lunghi per l’approdo di nuovi Paesi nell’UE, con nuovi rinvii per i Paesi balcanici.

Ma dove l’arte del rinvio si manifesta più chiaramente nel comunicato finale del Consiglio europeo riguarda le questioni economiche e quelle energetiche in particolare. 

Dopo essersi rallegrato per l’ingresso della Croazia nell’euro il 1° gennaio prossimo, il Consiglio europeo prova ad affrontare il tema caldo dell’energia, tornato sul tavolo per la quarta volta, dopo il 27 ottobre 2021, il 24 e 25 marzo 2022 e il 30 e 31 maggio 2022. Di rinvio in rinvio si è arrivati così ai giorni scorsi, ma non a una decisione, soltanto a un ulteriore rinvio con una richiesta rivolta alla Commissione di studiare “con i nostri partner internazionali i mezzi per intervenire sui prezzi dell’energia, compresa la possibilità di introdurre tetti provvisori per i prezzi all’importazione, se sarà il caso”.

Si è trattato di un ulteriore rinvio di cui si è dovuto accontentare il Presidente Draghi, che da tempo spinge per una decisione in proposito, senza nemmeno riuscire ad ottenere l’impegno per un Consiglio europeo straordinario a luglio, per affrontare un problema ormai urgente da tempo.

Salvo imprevisti e nuovi rinvii l’argomento tornerà sul tavolo il prossimo ottobre, quando l’autunno porterà i primi freddi e sarà difficile rinviare molto più in là la decisione di accendere il riscaldamento nelle nostre case e far girare l’economia. Da sperare che quello non sia anche l’autunno dell’Europa.

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