I numeri della solidarietà

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Non è stato certo un appuntamento di rilevante importanza politica per il futuro quello che si sono dati i 28 Paesi dell’Unione Europea il 20 luglio scorso per decidere la spartizione di circa 40.000 richiedenti asilo e il reinsediamento di altri 20.000 rifugiati in altri Paesi terzi. Si trattava infatti di rispondere alle proposte formulate dalla Commissione Europea nel maggio scorso, dopo l’ennesima tragedia di profughi, consumatasi nel Mar Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste dell’Italia e della Grecia. Ed era appunto per venire incontro allo sforzo e alle evidenti difficoltà di questi due Paesi che la Commissione aveva avanzato proposte di trasferimento dei richiedenti asilo dal Paese di arrivo in altri Stati membri, secondo criteri ben definiti (PIL, tasso di disoccupazione, popolazione) e secondo quote obbligatorie. Ma la risposta dei 28 Stati membri, oltre al rifiuto di aderire al criterio di quote obbligatorie, si è fermata, attraverso impegni volontari, intorno ad una cifra di accoglienza di 32.000 persone, al di sotto quindi della cifra proposta dalla Commissione, ma con l’impegno di ridiscuterne entro la fine dell’anno. Impegno accolto invece integralmente per quanto riguarda il reinsediamento delle 20.000 persone rifugiate in altri Paesi, in particolare per i siriani.

Nell’attesa quindi che le discussioni si riaprano in Europa, non solo sulle cifre ma anche e soprattutto sul sistema e l’accordo di Dublino, strumento che si è dimostrato totalmente inadatto alla gestione dell’asilo a livello europeo, vale la pena andare a vedere quali siano state le cifre concordate dell’accoglienza nei Paesi dell’Unione europea. Al riguardo, ci si accorge subito che tali cifre variano parecchio da Paese a Paese: ad esempio, vanno dall’atteggiamento di totale rifiuto dell’Austria e dell’Ungheria, intenta quest’ultima a costruire un muro al confine con la Serbia per impedire il passaggio di migranti, a quello opposto della Germania, che si è dichiarata pronta ad accogliere 10.500 rifugiati più 3.000 candidati al reinsediamento. Altri Paesi che si sono dichiarati pronti all’accoglienza sono stati, in particolare, la Francia (circa 6.700), la Romania (circa 1700) la Svezia (circa 1370) e la Finlandia (circa 800).

Per quanto riguarda invece la relazione tra richieste e concessioni del diritto d’asilo, le statistiche fornite da Eurostat per il 2014 indicano che Germania, Italia, Francia e Svezia hanno da sole assorbito i due terzi dei richiedenti asilo nell’Unione Europea. Il rapporto, ad esempio, fra richieste d’asilo per milione di abitanti rivela al primo posto la Svezia con 8.432 richieste e il 77% di risposte positive; la Germania con 2511 richieste e il 42% di risposte positive, la Francia con 1006 richieste e il 22% di risposte positive e l’Italia con 1063 richieste e il 58% di risposte positive. Un’ultima cifra sull’Italia sottolinea che le 65.000 richieste ricevute nel 2014, a confronto delle 202.000 inoltrate alla Germania, confermano che il nostro Paese è soprattutto considerato territorio di sbarco e di transito.

Tutti questi dati e queste cifre indicano una diversità profonda di politiche e di approcci fra i vari Stati membri. Sono diversità che non permettono una visione globale e di lungo respiro dell’Europa nei confronti di un fenomeno che non può più essere considerato come un’emergenza, ma va visto sotto tutti i suoi aspetti: politici, umanitari, di rispetto dei diritti e di relazioni internazionali. In quest’ottica, la solidarietà dei numeri è forse un primo piccolissimo passo, ancora ben lontano però dallo spirito della politica comune europea d’asilo che stabilisce: “L’asilo non deve essere una lotteria. Gli Stati membri hanno una responsabilità condivisa nell’accogliere i richiedenti asilo in modo dignitoso, assicurando giusto trattamento ed esame di ogni domanda in modo uniforme, in modo che dovunque venga avanzata una richiesta, sia garantito un pari trattamento”.

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