I fronti caldi dell’Unione Europea

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Non è da oggi che l’Unione Europea è sotto attacco; lo è stata in modo crescente in questi ultimi tempi da parte dei movimenti nazionalpopulisti diffusisi un po’ ovunque, ma lo è particolarmente in questa vigilia natalizia non proprio serena per le Istituzioni europee.

I loro massimi responsabili lasceranno gli incarichi nel corso dell’anno prossimo, ma non prima di provare a dare una risposta ad alcune urgenze che la stanno pressando da più parti.

Il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo, riuniti a Bruxelles giovedì e venerdì scorso, si sono trovati sul tavolo l’irrisolta grana di Brexit, le divisioni dei partner europei in sedi multilaterali (come nel caso del “Compact global for migration” e della COP 24 in Polonia sul cambiamento climatico), gli sforamenti alle regole finanziarie dell’Italia, alla quale si aggiungerà la Francia, vittima di un nuovo attacco terroristico che non lascia tranquilla l’Europa.

Superfluo ricordare che molto spazio, nella sala del Consiglio e nei corridoi, è stato destinato alla storia infinita di Brexit, un azzardo del partito conservatore britannico con il referendum del 2016, di cui lo stesso partito è stato la prima vittima, trascinando nella confusione tutta la Gran Bretagna, la sua economia e il suo paesaggio politico, partito laburista compreso.

I risultati di quasi due anni di negoziato hanno visto la Gran Bretagna perdente su tutta la linea, con un’Unione Europea miracolosamente compatta, ma anche preoccupata per il proprio futuro se, come sembrerebbe, la procedura di divorzio dovesse concludersi il prossimo 29 marzo senza accordo. E a nulla è valso per ora la costanza di Theresa May nel vano tentativo voler salvare il progetto di accordo raggiunto a Bruxelles rinegoziandolo e cercando, senza trovarlo, un appoggio presso i principali leader europei, tra i quali l’Italia non è stata nemmeno presa in considerazione.

E’ vero che l’Italia al Consiglio europeo aveva altre gatte da pelare, in particolare una trattativa ai limiti del surreale per evitare di incappare in una procedura di infrazione per lo sforamento del deficit (in realtà per il non contenimento del debito pubblico in continua crescita).

La clamorosa marcia indietro dal 2,4%, quota da cui non arretrare di un millimetro, a un più ragionevole 2,04% – trovata furbetta e ingannevole per gli elettori – mette per ora l’Italia al riparo da una formale procedura d’infrazione grazie a rilevanti modifiche imposte da Bruxelles alla struttura del bilancio italiano (alla faccia della pretesa sovranità nazionale) e all’aiutino venuto dalla Francia, anch’essa in difficoltà, oltre che al timore di innescare pesanti turbolenze sui mercati e contraccolpi politici in questa vigilia di elezioni del Parlamento europeo. Difficile dire se conti di più il sollievo per lo scampato pericolo o le perplessità espresse dalla Commissione per una “soluzione non ideale” e la lunga lista di rilievi critici e di raccomandazioni all’Italia perché rispetti i patti, viste le difficoltà che si annunciano il bilancio italiano nel 2020 e la poca affidabilità di alcuni tra gli interlocutori italiani.

Due fronti, quello di Brexit e dell’Italia, che hanno fatto passare in secondo piano altri temi importanti, come il rinnovo per sei mesi delle sanzioni alla Russia (nonostante le sparate a salve di Salvini), l’imminente entrata in vigore dell’accordo di partenariato con il Giappone, il confronto sempre più aspro sul bilancio UE 2021-2027, l’ennesimo rinvio di una riposta convincente al problema dei flussi migratori e la conferma delle priorità europee per contrastare il cambiamento climatico.

Molta carne al fuoco, di nuovo molto fumo ma poco arrosto in questa Unione Europea dilaniata da interessi divergenti, in difficoltà a restare in linea di galleggiamento e mantenere la rotta nel mare in tempesta del mondo di oggi.

1 COMMENTO

  1. Carissimo Franco, come al solito hai evidenziato gli argomenti di attualità dell’Unione, i ” nodi di oggi” venuti al pettine, difficili da sciogliere a causa degli egoismi sovranisti esistenti e per la poca lungimiranza di politici di turno. Ti scrivo dopo aver sentito dalla televisione il messaggio non ufficiale dell’accordo raggiunto tra Bruxelles e Roma sul bilancio preventivo. Abbiamo tutti assistito al gioco, fatto sulla pelle degli italiani, del taglio progressivo a fettine sottili del disavanzo, con ignoti capitoli di spesa compressi e con previsioni di entrate definite da più parti come ottimistiche. Ricordo a questo punto che mia madre in occasioni di gravi incertezze su problemi importanti diceva ” Signore dagli lume”, preghiera sommessa di aiuto per chi non ce la fa. Passando ad altro argomento, ti ricordo l’incontro a Mondovì con gli alunni delle scuole medie superiori venerdì 8 marzo sul tema ” L’Europa che può sfaldarsi. Perchè?” Sarà l’occasione per dare ai giovani un pò di speranza e di fiducia nell’U.E. Speriamo tutti a Mondovì vivamente che tu possa venire. Speriamo che l’anno nuovo possa portare serenità ed il S. Natale portare una riflessione vera e profonda sul bene comune. Tanti auguri ed arrivederci, Michele

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