I cittadini europei chiedono all’Europarlamento di occuparsi di clima e ambiente

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Secondo un recente eurobarometro il tema deve ritenersi prioritario nella definizione delle politiche europee

La consapevolezza dell’importanza della lotta ai cambiamenti climatici è ormai matura nella maggioranza della popolazione europea: è quanto emerge da un recente eurobarometro, secondo il quale ben il 32% dei cittadini europei ritiene che “combattere i cambiamenti climatici e preservare il nostro ambiente, gli oceani e la biodiversità” debba essere la priorità principale del Parlamento europeo. 

Il consenso sul punto – individuato come priorità in 11 Paesi su 28 – è particolarmente elevato in Nord Europa, ove raggiunge picchi del 62% in Svezia, del 50% in Danimarca e del 46% nei Paesi Bassi. In Italia si posiziona al secondo posto – 25%, a pari merito con la gestione dei flussi migratori – dopo la lotta alla disoccupazione.

Tra le problematiche correlate alla questione ambientale, i cambiamenti climatici vengono ritenuti prioritari dalla maggioranza degli europei (52%), insieme all’inquinamento dell’aria (35%) e dei mari (31%); l’Italia si allinea al dato europeo per quanto concerne le prime due priorità (46% e 41%), presentando in terza posizione la quantità crescente di rifiuti (38%).

I cittadini europei sono altresì convinti della capacità dei movimenti giovanili di protesta di sensibilizzare i governi nazionali ed orientarne le politiche: tale è l’opinione del 59% degli intervistati, con picchi del 74% in Irlanda, 71% in Svezia e 70% a Cipro; il nostro Paese, in linea con la media europea, registra il 57% dei consensi.

La crescente attenzione alla questione ambientale, oltre ad orientare l’azione dei governi, sta ridisegnando altresì i comportamenti dei cittadini: secondo l’edizione 2019 del “Quadro di valutazione delle condizioni per i consumatori”, il report che analizza le condizioni dei sistemi commerciali dei Paesi Ue, i consumatori europei sono sempre più attenti ai profili di sostenibilità ambientale dei prodotti al momento dell’acquisto, in particolar modo nell’Europa meridionale (59%) e orientale (57%).

Per approfondire: il comunicato del Parlamento europeo, il quadro di valutazione delle condizioni dei consumatori

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