I cento anni del Partito comunista cinese

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Il primo luglio 2021 il Partito comunista cinese ha celebrato i suoi primi cento anni. E’ stata l’occasione per Xi Jinping di allestire, in quella famosa Piazza Tienanmen, dove nel 1989 sono stati soffocati venti di libertà, una sontuosa commemorazione. Attorniato dalle principali cariche del Partito e dello Stato, indossando vistosamente la giacca di colore grigio di Mao Zedong e sotto la gigantografia del Grande Timoniere, il leader cinese ha tracciato la lunga storia del Partito, incrociandola costantemente, a volte con un tono di violenta esaltazione, con una gloriosa eredità del passato, un futuro rinnovamento nazionale e una continua crescita sulla scena mondiale. 

Il leader ha vantato, sul piano interno, il cammino fatto per raggiungere l’obiettivo principale di questo centenario : portare la società cinese ad una “moderata prosperità”, indicando la strada per  iniziare il secondo centenario : “costruire un grande Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti, coniugando la guida salda del Partito con la grande unità del popolo cinese.” Un cammino che ha portato la Cina ad un grande balzo in avanti, passando da una fase di nazione prospera a quella di una nazione potente, entrata ora in un processo storico ritenuto irreversibile.

Nel far riferimento al popolo cinese e all’obiettivo di saldarlo più fortemente al Partito, Xi non si lascia sfuggire l’occasione di parlare di un popolo unito e multietnico, con l’intenzione di mandare un segnale al mondo che non esistono discriminazioni politiche o di oppressione nei confronti di gruppi etnici particolari, quali ad esempio il tristemente noto popolo degli Uiguri. 

Non solo, ma Xi affronta di petto anche il tema di Hong Kong, di Taiwan e di Macao, concedendo poco o nulla ad eventuali aperture e dichiarando l’obiettivo di una riunificazione completa della Cina, una “missione storica e un impegno indistruttibile del partito comunista. Nessuno deve sottovalutare la risolutezza del popolo cinese di difendere la propria sovranità nazionale e integrità territoriale”. Sono parole forti,  che ci rimandano con preoccupazione ai tempi recenti della normalizzazione violenta di Hong Kong.

Sono anche parole che si inseriscono nei toni aggressivi usati durante tutto il discorso di Xi davanti al suo popolo. Toni che mandano a dire al mondo che la Cina è ormai diventata una grande potenza, che nessuno potrà ormai contrastare o intralciare questa inarrestabile ascesa e che sempre più forte sarà l’impegno per la difesa dei propri interessi nazionali.

E’ stata sotto tutti gli aspetti una commemorazione che ha innescato interrogativi e analisi, soprattutto in Occidente, negli Stati Uniti e in Europa. In pochi anni la Cina è diventata una potenza economica, finanziaria e militare, integrata nell’economia globale, forte nell’uso di avanzate tecnologie digitali, con forti capacità di recupero sulla pandemia di Covid 19 e in dirittura di arrivo per superare la leadership americana. 

Resta il fatto che la Cina ha preso la strada dell’accentramento del potere, di un regime ben lontano dalla democrazia, dello stato di diritto, delle libertà e della cittadinanza. E’ da piazza Tienanmen che sono arrivate le parole di Xi Jinping, parole che aprono, se ancora ce ne fosse bisogno,  robusti quesiti sui rapporti internazionali e multilaterali del futuro. 

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