2 dicembre: Giornata internazionale per l’Abolizione della Schiavitù

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L’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) è responsabile del coordinamento e della cooperazione internazionale in materia di istruzione, scienza, cultura e comunicazione.

Nelle azioni dell’UNESCO il patrimonio culturale ricopre un ruolo di primaria importanza: la cultura e le tradizioni fungono da ponte tra popoli e generazioni e costituiscono la base della democrazia e della libertà nel mondo.

La Giornata Internazionale per l’abolizione della schiavitù ricorre il secondo giorno di dicembre, si ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale approvò la Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui, fatto che avvenne il 2 dicembre del 1949.

Purtroppo l’abolizione della tratta transatlantica degli schiavi nel XIX secolo non ha sradicato la schiavitù nel mondo, che ha assunto invece nuove forme: il lavoro forzato, la prostituzione forzata (inclusa quella minorile), la tratta di bambini e di donne, la schiavitù domestica, la schiavitù per debiti, … Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) oltre 40 milioni di persone in tutto il mondo sono vittime della “schiavitù moderna”. Con tale termine ci si riferisce a situazioni di sfruttamento e violenza che una persona non può rifiutare o di cui non può liberarsene a causa di minacce, violenza, coercizione, inganno e/o abuso di potere.

Da non tralasciare un dato agghiacciante: oltre 150 milioni di bambini sono soggetti al lavoro minorile e questo dato rappresenta quasi un bambino su dieci in tutto il mondo ridotto in condizioni di schiavitù; il 25% delle vittime della schiavitù moderna è composto da bambini.

L’ILO ha adottato un nuovo protocollo legalmente vincolante destinato a rafforzare gli sforzi globali per debellare il lavoro forzato (Protocol of 2014 to the Forced Labour Convention, 1930), entrato in vigore a novembre 2016. Inoltre è stata lanciata una campagna 50 for Freedom che mira a persuadere almeno 50 paesi a ratificare il suddetto entro il 2018.

L’Italia, per il momento, non ha ratificato il protocollo e questa mancanza non fa certamente onore a un paese appartenente ai G7 e che costituzionalmente ripudia la violenza e le ingiustizie.

Clicca qui per consultare il protocollo in diverse lingue

Clicca qui per la campagna 50 for freedom

 

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