Georgia, tra Russia ed Europa

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Le elezioni legislative che si sono tenute in Georgia lo scorso 1 ottobre aprono nuovi scenari nel Caucaso del Sud e pongono più che mai il Paese sul filo di un delicato equilibrio geopolitico fra Russia ed Europa.

In queste elezioni, il partito di Michail Saakaschvili, il Movimento nazionale unito, maggioritario fin dal 2004 dopo la Rivoluzione delle Rose, è stato battuto dal partito “Georgian Dream” (Sogno georgiano) guidato da Bidzina Ivanishvili, un plurimiliardario arricchitosi in Russia negli anni novanta. Un risultato inatteso, visto che fino all’ultimo i sondaggi non avevano previsto una tale vittoria.

Se, da una parte, va apprezzata un’alternanza che si iscrive in un processo democratico, anche dopo un’accesa campagna elettorale che non ha risparmiato colpi e accuse da ambo le parti, dall’altra la vittoria di Ivanishvili solleva alcune considerazioni sul futuro del Paese e delle sue turbolente relazioni con la vicina Russia.

Con la Rivoluzione delle Rose del 2003 e la partenza dell’allora Presidente Shevardnadze,  Saakashvili aveva dato vita a nuove prospettive democratiche per il Paese, con un chiaro orientamento verso l’Europa (e gli Stati Uniti) e con l’obiettivo di poter aderire un giorno alla NATO. Orientamenti che non erano certo di gradimento alla Russia che vedeva nella Georgia, ex Repubblica sovietica, una sorta di suo confine meridionale nonché suo punto di passaggio verso Sud e verso il Mar Nero. Non solo, ma la Georgia, in quel suo nuovo orientamento, consolidava la sua posizione di Paese crocevia per il trasporto di gas e petrolio dall’Asia verso la Turchia e l’Europa. La guerra del 2008 fra Russia e Georgia che ha portato al congelamento dei conflitti interni e al riconoscimento, da parte russa, dell’indipendenza delle due regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud, ha segnato un ulteriore irrigidimento nelle relazioni fra i due Paesi. Una situazione delicata in una regione di grande importanza geostrategica, in cui la Georgia appariva sempre più terreno di confronto fra Russia e Occidente.

La vittoria di Ivanishvili, che dovrà formare un Governo e coabitare ancora per un anno con il Presidente Saakashvili, non annuncia tempi facili per la Georgia, proprio per la distanza di vedute e di approcci politici dei due leader. Ivanishvili ha certamente un rapporto più vicino e molto meno conflittuale con la Russia e, proprio per questo, la sua vittoria è stata salutata a Mosca con grande interesse per le prospettive di riavvicinamento fra i due Paesi che essa comporta.

Quali saranno gli sviluppi e le ricadute politiche di un tale ravvicinamento è ancora presto per dirlo. Si è tentati di dire che sia la fine della Rivoluzione delle Rose, come lo è stato in Ucraina per la Rivoluzione arancione e che, attraverso l’esercizio di libere elezioni, le spinte e le scelte europee fatte da questi Paesi alcuni anni fa, stiano rientrando per rivolgersi nuovamente verso l’antico Impero. Con tutto ciò che questo comporta, a cominciare dallo “spostamento delle frontiere” della Russia sempre più verso i confini dell’Europa e riducendo quello spazio in cui l’Europa aveva investito, giustamente, con la sua Politica di vicinato per garantire stabilità e dialogo con i Paesi alle sue immediate frontiere orientali. Uno spazio ancora instabile per i conflitti non risolti e in cui, fra l’altro, corrono importanti vie di approvvigionamento energetico sulle quali l’Europa aveva puntato per diversificare la sua dipendenza dalle vie russe.

Una prospettiva quindi di nuove relazioni fra Russia e Georgia ma che, inevitabilmente, pongono una sfida anche per le relazioni fra Russia e Europa.

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