Europei tra pessimismo e speranza

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Euroscettici o eurofiduciosi i cittadini europei? Probabilmente, presi nel loro insieme, né l’uno né l’altro: come spesso accade, specie in periodo di crisi e di transizione, il pendolo oscilla da Paese a Paese, da problema a problema, da Istituzione a Istituzione.
A pochi mesi dalle elezioni europee del maggio prossimo, s’infittiscono i sondaggi sugli atteggiamenti dei cittadini europei e – per quello che possono valere i sondaggi nelle turbolenze attuali – arrivano segnali non privi di interesse.
Alcuni di questi non sorprendono, in particolare quelli che più direttamente sono originati dalla crisi e maggiormente impattano sulla vita quotidiana dei cittadini. Giusto cinque anni fa, il 15 settembre 2008, falliva clamorosamente la banca americana Lehman Brothers ed esplodeva una crisi che covava da tempo: prima finanziaria e poi economica e monetaria, trascinò con sé drammi sociali e contraccolpi politici dei quali ancora non si vede la fine.
Interrogati sulla loro adesione all’unione economica e monetaria, le risposte rivelano da allora una progressiva caduta di consenso: avevano fiducia nel 2008 il 63% degli intervistati, oggi solo più il 51%. Ma le opinioni variano molto da Paese a Paese: a nord una larga maggioranza in favore, non così nei Paesi alla periferia dell’UE, tanto a sud come a est. Con un’eccezione: l’Italia, dove resiste un atteggiamento favorevole attorno al 60%, pochi punti sotto la Germania (66%). Nonostante tutto, e al di là delle ricorrenti polemiche, sembrerebbe che l’unione economica e monetaria convenga ad entrambi i Paesi: se così fosse, sarebbe un segnale positivo per il futuro dell’UE.
Un futuro che registra fremiti di ottimismo: in 19 Paesi, la maggioranza delle persone interrogate si dichiara ottimista sul futuro dell’UE. Lo dicono il 77% in Danimarca, ma è folto il plotone con la maggioranza di pessimisti, guidati da Francia e Italia (rispettivamente il 52% e il 51%) fino agli ultimi della fila, Grecia, Cipro e Portogallo (rispettivamente il 30%, 28% e 26%).
Non sorprende che in questo contesto si assista ad una caduta di fiducia nelle Istituzioni: l’UE passa da una fiducia al 57% nel 2007 al 31% di oggi, peggio vanno i governi e i parlamenti nazionali cui dà fiducia solo un cittadino su quattro.
Un recente sondaggio italiano di Demos, registra un risultato leggermente migliore degli italiani verso l’UE, fiduciosi al 33,5%, ma sono quasi il 50% ad esprimere fiducia tra gli elettori del centro-sinistra. Molto più robusta la fiducia nell’euro: quasi il 70% è contraria ad uscire dalla moneta unica, giudicata necessaria da un italiano su due e vantaggiosa per il 12 % degli intervistati.
In una stagione in cui sono molti a pensare con Antoine de Saint-Exupéry che “quanto al futuro, ciò che conta non è prevederlo, ma assicurarsi che ci sia”, confortano le risposte degli italiani per i quali l’UE fra 10 anni sarà almeno uguale (31,6%), mentre per il 43% sarà più forte.
Con i tempi che corrono, sono buone notizie.
Allora, pessimisti o ottimisti i cittadini europei e italiani? Meglio considerarli euro-inquieti: convinti, con lo scrittore francese Julien Green, che “fin che si è inquieti si può stare tranquilli”.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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