Europa alla “Battaglia dell’Atlantico”

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Davvero non sembra esserci due senza tre. Adesso la speranza è che la terza volta della “battaglia dell’Atlantico” non assomigli alle prime due quando, nella Prima e poi nella Seconda guerra mondiale, in quello spazio si giocarono le sorti dell’Europa e il suo “suicidio” dal quale il nostro continente cominciò, solo in parte, a riemergere negli anni ’50 del secolo scorso.

Nelle due prime occasioni si scontrarono nell’Atlantico Gran Bretagna e Stati Uniti da una parte e la Germania dall’altra con gli esiti che conosciamo.

Oggi, almeno per ora, la situazione non è così drammatica: a tuonare non sono sommergibili e cannoni, ma altre armi di distruzione di massa come possono diventare misure fiscali e dazi a servizio di politiche protezionistiche che in quello spazio hanno come attori protagonisti USA, Regno Unito ed Europa, con la Germania di nuovo sotto tiro.

Forse non è un caso che poche ore dopo l’avvio della procedura di divorzio innescata da Brexit e le inquietanti allusioni ricattatorie del governo britannico verso l’UE, il presidente Donald Trump sia sceso in campo minacciando pesanti dazi per i prodotti in provenienza dall’Europa, dove sono in allestimento possibili ritorsioni e contromisure.

Già all’indomani dell’elezione americana si era chiaramente manifestato l’orientamento al rafforzamento della tradizionale alleanza anglo-americana in funzione anti-Unione Europea, con il sostegno di Trump a Brexit e l’intesa cercata rapidamente con il governo britannico con quell’obiettivo. Né quest’ultimo aveva nascosto le sue intenzioni in favore di misure fiscali che attraessero capitali nell’isola a spese degli ex-partner del continente, con la prospettiva di aprire un “fronte di guerra” sulla Manica.

Non che il protezionismo sia apparso per la prima volta la settimana scorsa nel mondo e riguardi solo gli USA. E’ storia antica, con misure che hanno oscillato nel tempo e che in Europa, nel secolo scorso, furono foriere di tensioni degenerate alla fine in conflitti armati. Ma è anche storia recente: negli ultimi due anni le misure protezionistiche dei Paesi del G20 , quelli più ricchi del mondo, sono aumentate del 50% ad opera soprattutto degli USA, molto meno da parte dei Paesi UE, con l’Italia nella media europea (circa un quinto delle misure USA).

Il fulmine a ciel sereno – anche se tuonava da tempo – in provenienza dagli USA sta adesso mettendo in moto le prime valutazioni e suggerendo le prime contromisure, con il rischio di provocare una spirale di cui finiranno tutti per essere vittima, a cominciare dai Paesi più deboli, oggi ulteriormente indeboliti dalla crisi dell’UE, e dai settori merceologici più esposti. Per l’Italia affiorano i primi calcoli, alcuni dei quali hanno di che inquietare in particolare il nostro territorio quando si valuta che a farne le spese sarà, tra l’altro, il 13% del nostro export alimentare.

Sono solo i primi segnali premonitori che la una nuova “battaglia dell’Atlantico” sta per cominciare, sul bordo di un abisso profondo che richiama il “triangolo delle Bermuda” in questo stesso oceano, chiamato anche il “triangolo maledetto” o il “triangolo del diavolo”, leggendario luogo di misteriosi affondamenti e scomparse di navi. Un triangolo scaleno, dai lati ineguali: quello lungo degli Usa, quello mediano dell’UE e quello corto del Regno Unito, con una geometria che potrebbe stringere in una tenaglia l’Europa.

Resta da vedere dove si collocherà il baricentro del commercio internazionale, che non si limita allo spazio atlantico, ma deve fare i conti con Paesi emergenti come la Cina e l’India, e molti altri, che la piccola geometria occidentale in declino possono stravolgere.

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