“Education at a Glance”: analisi dei sistemi di istruzione e accesso al mercato del lavoro

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L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato nei giorni scorsi la relazione annuale “Education at a Glance 2013″, che prende in esame i sistemi di istruzione e di accesso al mercato del lavoro dei trentaquattro Paesi membri dell’OCSE, ventuno dei quali membri dell’UE.

Il rapporto evidenzia come in Italia si registri una stagnazione quasi ventennale del finanziamento dell’istruzione primaria e secondaria: dal 1995 la spesa destinata a questi livelli di istruzione è rimasta pressoché invariata (con un aumento pari a solo lo 0,5% in termini reali tra il 1995 e il 2010), mentre nei Paesi OCSE è cresciuta in media del 62% nello stesso periodo.

Inoltre, solo il 15% degli italiani compresi nella fascia d’età tra i 25 ed i 64 anni possiede un’istruzione di livello universitario, rispetto alla media OCSE pari al 32%. Le donne italiane risultano essere più diligenti e volenterose dei colleghi uomini: il 26% di esse, in una fascia di età compresa tra i 25 ed i 34 anni, ha completato con successo l’istruzione universitaria (contro il 16% degli uomini della stessa età). Per quanto riguarda le iscrizioni all’università, dopo l’aumento registrato tra il 2000 e il 2006 (dal 39% al 56%), si è poi assistito ad un calo, fino a scendere nel 2011 al 48% contro una media Ocse del 60%.

Per nulla confortanti anche i dati relativi agli insegnanti: quelli italiani risultano essere tra i più anziani e i peggio pagati: nel 2011, il 47,6% dei maestri elementari, il 61% dei professori delle medie inferiori e il 62,5% di quelli delle superiori aveva già superato i 50 anni d’età, mentre la retribuzione degli insegnanti italiani ”tende a essere inferiore rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Ocse”.

Dalla relazione emerge anche la problematica della transizione dal mondo della formazione a quello del lavoro: “tra il 2008 e il 2011” – si legge- “la disoccupazione tra i 25-34enni senza diploma è aumentata del 3,6%, del 2,9% per i diplomati e, infine, del 2,1 % per gli studenti universitari”.

Dilaga inoltre il fenomeno NEET (giovani inoccupati né impiegati in corsi di formazione), che interessa i 23,2% dei giovani tra i 15 ed i 29 anni (quasi 1 su 4). L’Italia è il sesto Paese, tra quelli OCSE, con la più larga fetta di NEET in questa fascia di età.

Gli investimenti in un’istruzione e una formazione di qualità, in particolare a fronte dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile riscontrabile in vari paesi della zona UE, figurano al centro dell’agenda politica dell’UE e del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno, che proporrà delle misure volte a promuovere l’occupazione dei giovani. La Commissione ha lanciato per l’occasione l’iniziativa “Lavorare insieme per i giovani d’Europa – Invito ad agire contro la disoccupazione giovanile”, dove illustra le azioni che l’UE ha adottato o adotterà per aiutare gli Stati membri a modernizzare e a migliorare i loro sistemi di istruzione, un approccio che risulta in piena sintonia con le conclusioni della relazione Education at a Glance 2013.

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