E se l’Ue uscisse dal letargo?

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La lunga «pausa di riflessione» inaugurata dalla decisione del Consiglio europeo del giugno scorso dopo i NO francese e olandese al Trattato Costituzionale sembra da alcune settimane attraversata da un leggero fremito, qualcosa di ancora incerto ma già   interessante per misurare l’elettroencefalogramma di un’Europa che fino a poco tempo fa sembrava disperatamente piatto. A rimetterlo in moto non è certo stato il discorso seduttivo di Blair davanti al Parlamento nel luglio scorso nà© la sua modesta Presidenza del semestre.
Le voci dall’interno
Un primo segnale è venuto nell’ottobre scorso con l’elezione al Cancellierato in Germania di Angela Merkel che ha mosso i suoi primi passi proprio in Europa, mandando da Parigi e da Bruxelles chiari messaggi di impegno a rilanciare la dinamica di integrazione europea. E ancora la Merkel, coerente con questo impegno, ha dato a dicembre il contributo forse decisivo all’adozione delle «Prospettive finanziarie 2007-2013», un bilancio settennale dell’UE che, pur nella sua modestia, consentiva di tenere in vita le politiche di coesione all’indomani di un allargamento difficile e in vista di altri più problematici ancora. Sull’onda di questo risveglio, la Presidenza austriaca del primo semestre 2006 ha confermato la volontà   di riprendere il cammino interrotto e ha indicato nella ripresa del dibattito costituzionale una delle piste essenziali da battere. Evidentemente non sfugge a nessuno che non molto potrà   essere fatto nel cantiere costituzionale comunitario prima che la Francia trovi un successore a Chirac con le elezioni presidenziali previste per il maggio 2007. Ma anche dalla Francia qualche segnale comincia a circolare. Oltre alla tenacia con cui Jacques Delors insiste per la ripresa del rafforzamento politico dell’Unione, grazie magari ad un’avanguardia di Paesi che avendo già   condiviso la moneta potrebbero allungare il passo verso l’integrazione politica, vanno registrate almeno due altre voci. Quella dello stesso Chirac che ha annunciato proposte per il rafforzamento istituzionale dell’UE e quella di Nicolas Sarkozy, candidato a succedere all’attuale Presidente. Sarkozy ha evocato, sorprendendo non pochi, la possibilità   di riproporre un testo costituzionale più breve, destinato ad organizzare il funzionamento dell’UE e da sottomettere questa volta ad una meno azzardata ratifica parlamentare. In contropartita, Sarkozy, di cui è nota la visione non proprio europeista nà© tanto meno sociale, chiede perಠche nel frattempo vengano sospesi gli allargamenti ad eccezione di Romania e Bulgaria. Una proposta che non semplifica il dibattito comunitario, ma che ha il merito di tenerlo in vita e di costringere gli altri Paesi ad uscire dalla tana in cui si sono cautamente nascosti.
Intanto in Italia il tema Europa è oscurato da una campagna elettorale avvelenata e provinciale che non riesce ad uscire dai confini e ad interrogarsi sul futuro del nostro Paese nel mondo. Ma con un’eccezione importante: quella del Presidente Ciampi che i giorni scorsi a Dresda, in occasione di un incontro con altri sei Capi di stato europei (e tra di loro il Presidente tedesco) ha richiamato i responsabili politici ad assumere iniziative forti sui principali nodi dell’integrazione e in particolare in favore del processo costituzionale europeo.
Sulla ripresa del percorso costituzionale si è anche espresso, ed in modo approfondito, il Parlamento europeo prospettando diverse opzioni possibili, ma mantenendo la data del 2009 come un obiettivo praticabile per una nuova pratica costituzionale, magari anticipata rispetto all’adozione di un Trattato formale. Leggeri fremiti, come si vede, percorrono il clima depressivo che si stava pericolosamente installando nell’Unione europea.
Gli «shock» esterni
Ma se questi ancor timidi sussulti non dovessero bastare, potrebbe avere un qualche impatto quanto avviene fuori dell’Unione e non lontano dai suoi confini. Da tempo è stata segnalata la novità   politica dell’Iran con le nuove conflittualità   introdotte sul versante del nucleare e delle difficili convivenze nell’area mediorientale. Il recente risultato delle elezioni palestinesi che hanno sancito la vittoria di Hamas sono per l’UE fonte di grave preoccupazione per il già   fragile processo di pace israelo-palestinese. Nà© rassicurano i molti episodi di violenza di alcuni ambienti islamici, forse circoscritti ma certo non trascurabili, che stanno in questi giorni prendendo a bersaglio le rappresentanze diplomatiche dell’UE, cioè proprio i luoghi-simbolo del dialogo pacifico tra i Paesi e le loro diverse culture.
E se a questo inquietante rumore e presagio di violenza ai nostri confini si aggiunge un’arma di altra natura, quella delle forniture energetiche, che penetra dentro ai nostri confini e aggrava la nostra dipendenza riducendo ulteriormente la nostra residuale sovranità   politica, allora sarà   bene che l’UE si dia una mossa. Siamo infatti chiusi in un mondo che si fa sempre più piccolo. Con l’instabile area mediorientale confiniamo e la Cina, per altre ragioni di un tempo, sicuramente «è vicina», ma la Russia con Gazprom già   ci penetra dentro con i suoi gasdotti. E noi a guardarci in cagnesco, sempre tentati al nostro interno da una competizione tra gli Stati cosiddetti sovrani e incapaci di cooperare per uno sviluppo comune. Un progressivo ritorno del processo costituzionale non puಠche essere benefico ed è ora di prepararvisi: l’appuntamento è fissato per il primo semestre del 2007 quando il semestre di Presidenza tedesca della Merkel coinciderà   con le elezioni presidenziali francesi. Sempre che prima altri avvenimenti nel mondo non ci scuotano dal nostro torpore facendoci rimpiangere la nostra pigra miopia.

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