E l’Unione Europea non va in vacanza

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Tensioni in prospettiva tra Parlamento e Consiglio europeo sul bilancio 2021-2027

Lo smorzarsi dell’attenzione sul “Piano UE per la ripresa” e sul progetto di bilancio 2021-2027 non deve ingannare e far pensare che ormai tutti i protagonisti della vicenda siano soddisfatti e tranquilli in vacanza. Dopo la decisione intervenuta a conclusione dello “storico” Consiglio europeo, nella sua sessione straordinaria dal 17 al 21 luglio, e l’importante Risoluzione adottata sul tema dal Parlamento europeo il 23 luglio, molti sono ancora i chiarimenti necessari tra le Istituzioni UE e tra di esse e i governi nazionali e non pochi sono i passaggi necessari perché le decisioni del Consiglio europeo diventino operative.

Resta aperto il confronto tra il Parlamento e il Consiglio europeo non solo sul “Piano per la ripresa” ma ancor più, e con maggiori tensioni in vista, a proposito del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Su entrambi i fronti il Parlamento europeo ha manifestato dissensi, pur apprezzando complessivamente le deliberazioni intervenute e la svolta che potrebbero segnare per un significativo avanzamento del processo di integrazione nella direzione di un’Unione progressivamente politica.

Il Parlamento ha già messo le carte sul tavolo:  sono quelle contenute nero su bianco nella Risoluzione dello scorso 23 luglio, adottata a grande maggioranza da un largo schieramento europeista – dai liberali alla sinistra radicale, dai Verdi ai Popolari fino ai socialisti – con 465 voti favorevoli, 150 contrari e 67 astensioni.

Dopo aver riconosciuto che lo strumento per la ripresa rappresenta una svolta storica per l’UE, il Parlamento contesta l’accordo politico sul bilancio 2021-2027 e, in quanto Autorità di bilancio, ricorda al Consiglio il proprio ruolo vincolante nell’adozione finale e anticipa il proprio dissenso sui tagli intervenuti rispetto alla proposta della Commissione, con riferimento ai programmi sulla salute e la ricerca e nei settori dell’educazione, della trasformazione numerica e dell’innovazione. Non meno importante la riserva annunciata sul mancato chiarimento a proposito del piano di rimborsi dei prestiti che verranno attivati, ricordando che non andrà trascurata l’opzione di un aumento delle risorse proprie per il futuro bilancio, una strada che il Parlamento propone di percorrere. 

La Risoluzione prosegue deplorando che il Consiglio europeo non abbia tenuto sufficientemente conto dell’urgenza per l’attivazione delle risorse deliberate e ricorda al Consiglio che “il Parlamento non cauzionerà un fatto compiuto ed è pronto la rifiutare la sua approvazione del bilancio 2021-2027 fin quando non sarà trovato un accordo soddisfacente nei futuri negoziati tra il Parlamento e il Consiglio; ricorda che i 40 programmi dell’Unione finanziati a titolo del bilancio 2021-2027 dovranno essere approvati dal Parlamento nella sua qualità di co-legislatore”. Quanto basta per far prevedere non poche tensioni tra le due Autorità di bilancio UE, con molti temi sotto i riflettori. Tra questi il rispetto dello stato di diritto, dei diritti fondamentali e della democrazia per l’accesso ai fondi Europei (e il pensiero va a Polonia e Ungheria), la centralità del tema delle risorse proprie da rafforzare nel futuro bilancio (e con esso il rafforzamento del ruolo del Parlamento), le priorità programmatiche da rispettare, la coerenza con gli obiettivi ONU dello sviluppo sostenibile e gli investimenti vincolanti del 30% in materia di clima e 10% in materia di biodiversità e altre priorità, per poi proseguire sul sostegno alla ripresa e la salvaguardi della democrazia e concludere sulla necessità di una “rete di sicurezza” da creare con urgenza per i beneficiari dei Fondi europei. 

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