Dibattito sulla libertà   di informazione in Italia

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Il tema è stato affrontato in occasione di un dibattito in un’aula semideserta. Alcuni dei parlamentari presenti (tra i quali il leader del Partito Popolare Europeo Joseph Daul) hanno insistito sul fatto che il Parlamento Europeo non puಠe non deve diventare la sede in cui trasferire problemi nazionali.
Altri, invece, hanno sottolineato l’esistenza del problema, in Italia come in altri Paesi, e la necessità   di affrontarlo nell’ambito di un quadro comune a tutti gli Stati membri, proponendo anche il varo di una direttiva sulla libertà   di informazione.
Di questo avviso, ad esempio, David Sassoli (Socialisti e Democratici) secondo il quale «l’Italia è una grande democrazia, come dimostra la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, ma il diritto all’informazione deve essere garantito a livello UE con standard applicati e verificabili in tutti gli Stati membri».
Su posizioni simili anche il belga Guy Verhofstadt, che ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che tre Paesi UE figurino tra quelli in cui, secondo l’organizzazione internazionale Freedom House la libertà   di informazione è «parziale», e l’olandese Judith Sargentini (Verdi Europei) che definisce «vergognoso» il fatto di voler rimuovere il problema dall’agenda europea.
Nega, infine , l’esistenza di un «caso Italia» in tema di libertà   di informazione Francesco Speroni (Europa della Libertà   e della Democrazia) che sostiene che «l’opposizione ha ampio spazio nei media» e che «non vi sono le condizioni per avviare contro l’Italia una procedura per violazione dei diritti fondamentali, per altro prevista dai Trattati».
Nel dibattito è intervenuta anche la commissaria per la Società   dell’informazione Viviane Reding ribadendo che i principi del pluralismo e della libertà   di informazione sono «fondamento della società   libera e fermo convincimento di tutte le istituzioni UE».
Reding ha ricordato gli interventi UE in tema di libero accesso alle frequenze TV (direttiva «TV senza frontiere» e procedura contro l’Italia avviata nel 2006) e ha preso una posizione netta contro la strumentalizzazione delle istituzioni comunitarie e il loro utilizzo per risolvere questioni che dovrebbero essere risolte dai governi nazionali.

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