Diari di guerra

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Sono trascorsi ormai più di sessanta giorni dall’inizio della guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina. Una guerra che non accenna a una svolta e che, nel suo cieco, determinato e violento progredire svela obiettivi e ragioni sempre più incomprensibili in questo inizio di XXI secolo. 

Con questa guerra, la Russia ha infatti intrecciato, nel suo confronto con  l’Occidente, ragioni di sicurezza, di avvicinamento della NATO alle sue frontiere, di ostilità nei confronti di un’attenzione, in Ucraina e nel suo estero vicino, ai valori della democrazia e dello stato di diritto, ragioni di ricomposizione di gloriosi imperi perduti e forti richiami ad identità culturali e religiose nonché ragioni di  competizione e muscolosa presenza sulla scena internazionale. L’invasione inoltre di un Paese indipendente e sovrano, quale l’Ucraina e ancor prima la Georgia, segna infine la mancanza totale di rispetto del diritto internazionale da parte della Russia. Non sono cose da poco se si pensa, infine, che questa Russia, in piena convulsione guerriera, è membro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, organo delle Nazioni Unite incaricato di mantenere la pace e la sicurezza internazionali. 

Sul terreno, la situazione di guerra continua a muoversi con il suo carico di orrori : sono ormai 5 milioni le persone che hanno dovuto lasciare l’Ucraina e cercare essenzialmente rifugio nei Paesi dell’Unione Europea; i bombardamenti e le distruzioni hanno creato città martiri come Mariupol ; le violenze perpetrate sulla popolazione civile hanno portato, nel cuore dell’Europa, atti definiti di “genocidio”, di “crimini di guerra” e di “crimini contro l’umanità”, atti di una tale gravità che hanno già portato l‘ONU e la Corte penale internazionale ad indagare su tali crimini. 

Nel frattempo le sanzioni imposte alla Russia diventano sempre più importanti e, per quanto riguarda l’Unione Europea, un ulteriore pacchetto contenente un graduale embargo sul petrolio, è in attesa di decisione a Bruxelles. Certo è che il tema dell’energia e della dipendenza dal gas russo, stimato a circa il 40%, pesa enormemente sui fabbisogni dei singoli Stati membri e, di conseguenza, su una decisione comune di interruzione delle importazioni, cosa che, d’altro lato, avrebbe un impatto significativo sull’efficacia delle sanzioni stesse.  

Da un punto di vista degli aiuti militari, cresce l’impegno di gran parte dei paesi della NATO a fornire armi all’Ucraina, armi sempre più  pesanti e d’attacco per far fronte all’offensiva russa che si concentra ora nel Donbass, con la prospettiva di raggiungere Odessa e forse la Transnistria. Lo hanno confermato i Paesi membri dell’Alleanza atlantica, riuniti pochi giorni fa a Ramstein in Germania su iniziativa degli Stati Uniti. Una riunione che ha segnato un cambio di strategia, in particolare da parte di Washington, la quale, da un iniziale sostegno alla resistenza ucraina è volta ora al sostegno in una guerra d’attrito per “indebolire/sconfiggere” Putin. Una strategia che rivela tutta la pericolosità e la complessità di una escalation militare, che chiama a nuovi e consistenti impegni militari e finanziari e non lascia intravedere spazi per un possibile e non troppo lontano cessate il fuoco. Al riguardo è rivelatrice la recente decisione del Presidente Biden di chiedere al Congresso USA ben 33 miliardi di dollari supplementari per sostenere Kiev. 

Ed infine, nel contesto dei frequenti incontri fra il Presidente ucraino Zelenski e i responsabili politici dell’Occidente, non va dimenticata la visita a Kiev del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, segnata da un lancio di missili da parte di Mosca: un cupo segnale e un lugubre avvertimento nei confronti delle Istituzioni e del diritto internazionale.

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