La Conferenza sul futuro dell’Europa: e adesso?

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Non ha avuto finora vita facile la Conferenza sul futuro dell’Europa convocata nel maggio 2021 per riprogettare l’Unione Europea di domani.

Già era partita faticosamente, con una presidenza contesa tra Parlamento europeo, Commissione e Consiglio dei ministri UE.

A renderne difficile l’avvio e gli sviluppi ci avrebbe pensato la pandemia e la guerra in Europa avrebbe potuto darle il colpo di grazia.

Non è stato così: il confronto tra Istituzioni europee, parlamenti e governi nazionali e società civile ha proseguito il suo contrastato cammino e, in attesa delle possibili prime conclusioni nel Consiglio europeo di fine giugno, un passaggio importante si è realizzato a Strasburgo alla vigilia del Primo maggio scorso.

In occasione dell’Assemblea plenaria, tenutasi nella sede del Parlamento europeo, le diverse parti hanno convenuto di presentare alla Commissione e al Consiglio dei ministri UE ben 325 proposte per il futuro dell’UE a fronte di 49 obiettivi che si erano posti i partecipanti e gli organizzatori della Conferenza.

Prima di indicare le proposte principali va sottolineato il fatto che queste sono il frutto di una larga consultazione dei cittadini europei, grazie anche a uno sforzo organizzativo che avrebbe meritato un migliore coinvolgimento della società civile e una maggiore attenzione dei media, che hanno largamente trascurato questo innovativo esercizio di democrazia partecipativa a livello plurinazionale, reso possibile anche da un importante investimento nella necessaria strumentazione linguistica. Non è infatti banale che l’evento di Strasburgo non abbia praticamente lasciato traccia nell’informazione e la cosa non è da addebitarsi alla sola coincidenza con il fatto che l’indomani i quotidiani non siano usciti in occasione del Primo maggio.

Le proposte della Conferenza mirano a provocare nell‘Unione Europea passi avanti nel processo di integrazione, come richiesti con urgenza dalle vicende in corso, ma che già si imponevano con grande evidenza prima della pandemia e senza che ci fosse bisogno dell’allarme sollevato dalla guerra in Europa.

Non stupisce che tra le priorità individuate ci sia il tema della pace e dell’energia, con quello correlato della salvaguardia dell’ambiente, né che si torni a chiedere più eguaglianza sociale e più capacità di accoglienza di fronte agli inarrestabili flussi migratori.

Nemmeno è una novità – ma adesso i toni si fanno più esigenti – di rafforzare la nostra democrazia, minacciata dall’esterno ma anche all’interno dell’UE, come insegnano Polonia ed Ungheria. Cresce la richiesta di una partecipazione al processo decisionale comunitario da parte dei cittadini e la denuncia del cappio del voto all’unanimità che strangola la crescita del processo di integrazione europea, una regola che renderebbe impossibile la realizzazione di una parte importante delle proposte adottate dalla Conferenza.

Perché è qui che si giocherà il futuro della Conferenza sul futuro dell’Europa a cominciare da quando, il prossimo 9 maggio, il pacchetto di proposte verrà presentato alle presidenze del Parlamento europeo, della Commissione e del Consiglio europeo, con la presenza di Emmanuel Macron, Presidente di turno del Consiglio dell’Unione. 

Sulle proposte già si sono dichiarate contrarie le destre nazionaliste come, per l’Italia, la Lega e Fratelli d’Italia. Ma è dal Consiglio europeo che dipenderà il seguito di questo esercizio democratico e da quanto i governi nazionali vorranno progredire verso un’Unione politica e consentire progressivamente altre limitazioni alle loro pretese “sovranità nazionali”, come previsto anche dall’articolo 11 della nostra Costituzione.

È lì che si giocherà il futuro del progetto europeo, perché per l’Unione il futuro è adesso, per fare argine al ritorno di un passato di guerre e scongiurare la distruzione del pianeta.

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