Destre UE: togli un posto a tavola

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Che fosse difficile mettere insieme una “internazionale sovranista” all’interno dell’Unione Europea era cosa risaputa: averci provato è stato sforzo apprezzabile, anche se per ora non coronato dallo sperato successo. Né ha propiziato un esito proporzionato all’impegno la vigilia dei rinnovi delle responsabilità al Parlamento europeo, quando a metà gennaio ne tornano in palio la presidenza e la guida delle commissioni.

Non che la presidenza del Parlamento europeo, oggi occupata da David Sassoli del Partito socialista europeo, potesse essere contesa dalle destre, largamente minoritarie nell’emiciclo di Strasburgo dove la successione si giocherà tutta all’interno delle forze politiche di orientamento europeista, in particolare dal confronto tra Partito popolare europeo (PPE) e Partito dei socialisti europei (PSE). In apertura di legislatura vi fu un’intesa tra i due per la tradizionale alternanza a metà mandato, ma è adesso in discussione la staffetta con i socialisti dopo le variazioni intervenute – o che ancora potrebbero intervenire – nei due partiti, in particolare dopo l’estromissione del partito del sovranista ungherese Viktor Orban dal PPE.

Si colloca in questo contesto il tentativo di aggregare nell’UE le destre sovraniste, oggi divise in due gruppi: quello dei conservatori e riformisti europei (ECR), con presidente Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia e quello di Identità e democrazia (ID), presieduto da Marco Zanni della Lega: ECR  con 63 parlamentari, ID con 70. 

A creare trambusto in questi universi compositi hanno contribuito la ricordata uscita dei sovranisti ungheresi dal PPE e il nervosismo dei loro colleghi polacchi che la Lega di Salvini sperava di sottrarre ai conservatori guidati dalla Meloni. Con questo obiettivo era prevista una riunione a Varsavia con Salvini intenzionato a indurre i polacchi a lasciare il partito della Meloni per creare una più larga destra europea. Tentativo fallito e tolto il posto a tavola che la Lega sperava di occupare, costringendo Salvini a declinare l’invito nella capitale polacca.

Visto da lontano tutte queste traversie poco sembrano interessare chi è alle prese con la pandemia e il rischio di un aggravamento della crisi economica, anche perché a ben vedere si tratta prima di tutto di una contesa politica molto italiana, tra la Lega di lotta e governo e Fratelli d’Italia che lottano per un nuovo governo, grazie ad auspicate elezioni anticipate dopo l’elezione al Quirinale.

Non per questo è da trascurare quanto sta avvenendo nel Parlamento europeo dove potrebbe verificarsi un effetto “semaforo” tedesco – l’alleanza socialisti, verdi e liberali –  con la spinta verso un’intesa tra socialisti e verdi, ma con qualche imbarazzo per il gruppo liberale, diviso tra il suo sponsor Emmanuel Macron, contrario a un ritorno della politica del rigore proprio nell’anno delle elezioni presidenziali, e il “falco” liberale tedesco, Christian Lindner, che non fa mistero della sua determinazione a ristabilire il vecchio “Patto di stabilità” con le sue rigide regole per la finanza pubblica.

C’è da aspettarsi anche che alcune forze europeiste, i verdi in particolare, tenteranno di resistere a una nuova edizione del tradizionale condominio PPE e SDE che da sempre si spartiscono tra loro la presidenza del Parlamento, anche se difficilmente potranno mettervi fine.

A gennaio il Parlamento europeo sarà a metà mandato, ma già si guarda alle elezioni del 2024, dopo le quali verranno insediati i nuovi vertici delle Istituzioni UE. Già il programma del nuovo governo tedesco contiene impegni per un rafforzamento del ruolo del Parlamento nella designazione della Presidenza della Commissione e un’apertura verso una “dose” di partiti transnazionali nella futura competizione elettorale europea. Peserà sul futuro dell’UE più questo genere di iniziative che non il posto a tavola venuto a mancare a Varsavia nei giorni scorsi per la futura destra europea.

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