Democrazia in affanno nel mondo e in Europa

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Capire quale sia la salute della democrazia in anni difficili come quelli attuali, che si susseguono da un po’ di tempo a questa parte, è senz’altro esercizio significativo per i cittadini a cui sta a cuore il futuro dei diritti e della giustizia nel mondo.

Da sei anni a questa parte, l’Istituto Internazionale per la Democrazia e l’Assistenza Elettorale (International IDEA) con sede a Stoccolma, pubblica un rapporto annuale che indaga sulle tendenze democratiche nel mondo, basate su quattro principali indicatori: Diritti, Stato di diritto, Rappresentanza e Partecipazione. Più nel dettaglio, nella categoria “Diritti” vengono valutati il rispetto delle libertà civili e la parità politica e sociale in un Paese. Lo “Stato di diritto” valuta l’indipendenza della magistratura, la corruzione nell’amministrazione pubblica e la prevedibilità dell’applicazione della legge, mentre la “Rappresentanza” misura la credibilità dei processi elettorali e la qualità della rappresentanza democratica locale. Infine, la “Partecipazione” guarda al coinvolgimento dei cittadini nella vita democratica del Paese, al contesto in cui opera la società civile e alla libertà di associazione.

Secondo il rapporto 2023, presentato alla fine di novembre, “le basi della democrazia si stanno indebolendo in tutto il mondo” e in più della metà dei 175 Paesi presi in considerazione è stato individuato un calo in almeno uno degli indicatori presi in considerazione. Una tendenza in aumento che si conferma da sei anni a questa parte e in cui il numero di Paesi con declini democratici supera quello dei Paesi che hanno compiuto progressi. 

Tra i Paesi che registrano significativi passi indietro sul percorso democratico vi sono numerosi Paesi del continente africano, fra cui Burkina Faso, Ciad, Benin, Guinea, Tunisia; nelle Americhe si registrano forti recessioni della democrazia in San Salvador e Nicaragua, in Asia e nel Pacifico spiccano in particolare i regimi di Myanmar e dell’Afghanistan. 

L’Europa si conferma la regione con i risultati migliori, anche se desta nuove inquietudini il fatto che alcuni Paesi abbiano registrato un calo in alcuni degli indicatori sopra citati. È il caso dell’Ungheria, della Polonia e della Romania che, nella classifica globale, si sono posizionate fuori dai primi 50 Paesi sullo Stato di diritto. Non solo, ma, sempre per la stessa categoria, il rapporto 2023 attira l’attenzione anche su Paesi come Austria, Portogallo, Paesi Bassi e Italia, Paesi che continuano ad avere alti standard democratici ma su un percorso che potrebbe diventare pericoloso a più lungo termine. Nota infatti il rapporto un indebolimento anche per quanto riguarda la libertà di espressione e di stampa e, per l’Italia in particolare, un’”erosione” dei diritti fondamentali.

Vanno tuttavia sottolineati anche alcuni segnali incoraggianti di crescita democratica provenienti soprattutto da alcuni Paesi dell’Europa centrale, in particolare dalla Slovenia e dalla Moldavia. Sono stati registrati infatti significativi progressi nella libertà di espressione, aspetto peggiorato quasi ovunque nel mondo, e nella lotta alla corruzione. Per la Moldavia, Paese candidato all’adesione all’Unione Europea, è senz’altro un incoraggiamento per proseguire sul lungo cammino del negoziato e delle riforme.

Il rapporto offre infine, nelle sue conclusioni, alcuni orientamenti per far fronte alle difficoltà globali della democrazia. Al riguardo, sottolinea la necessità di rafforzare la credibilità e la trasparenza dei processi elettorali, di sostenere l’efficacia dei Parlamenti e l’accesso alla giustizia. Orientamenti che dovrebbero guidare anche l’Unione Europea non solo per rafforzare la sua democrazia interna ma anche per tessere i suoi rapporti con il resto del mondo, in un contesto di futura e necessaria politica estera e di sicurezza comune.

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