Democrazia, creatura fragile da proteggere

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La democrazia è una creatura fragile che soffre spesso alla nascita – come avviene all’indomani di conflitti armati – il travaglio del parto, cresce tra mille difficoltà e può spegnersi nel silenzio e nell’indifferenza di quanti non ne riconoscono il valore.

Accade in molti Paesi del mondo e può accadere anche in Europa, dove la democrazia è minacciata non solo alle sue frontiere, ma anche al suo interno quando vengono calpestate le regole elementari dello Stato di diritto, come sta pericolosamente avvenendo in Paesi come Polonia ed Ungheria.

In questa nuova stagione della storia, con lo straordinario sviluppo del digitale, c’è un virus che può attaccare una componente molto sensibile della democrazia, quella del diritto all’eguaglianza e ad una corretta comunicazione, esposta a manipolazioni quando non all’invasione degli spazi privati, se non addirittura allo straripamento di forme di violenza e di odio.

Per rispondere a questa minaccia l’Unione Europea è intervenuta a più riprese, prima con la Dichiarazione di Tallin nel 2017, nel 2020 con quella di Berlino e nel 2021 con quella di Lisbona. Adesso scende di in campo con una nuova proposta di “Dichiarazione” della Commissione al Parlamento, al Consiglio dei ministri UE, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni. L’impegno è quello di convenire una “definizione di una dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali”, che tenga conto delle preoccupazioni di 8 cittadini europei su 10, convinti che che nel 2030 gli strumenti digitali e internet cresceranno di importanza per le loro vite e dovranno quindi collocarsi una visione comune europea in materia di principi e diritti digitali.

La materia non è solo nuova, ma è anche molto complessa: riguarda la connettività digitale ad alta velocità, ad alta definizione e a prezzi accessibili ovunque per tutti, l’accesso agevole ai servizi pubblici, un ambiente digitale sicuro per i bambini, la disconnessione dopo l’orario di lavoro e, ancora, il controllo di come vengono utilizzati i dati personali e con chi sono condivisi. 

Si tratta di una materia molto sensibile, diversamente regolata nei Paesi UE, per non parlare del resto del mondo, dove spesso una simile regolazione esiste. Di qui due conseguenze: individuare nell’Unione uno strumento politico che, adottato congiuntamente dal Parlamento, dal Consiglio dei ministri e dalla Commissione, apra la strada a dispositivi giuridici comuni nell’UE e, a partire da questo risultato, serva a stimolare regole analoghe nel resto del mondo.

Non sfugge la difficoltà a tradurre questo impegno politico nella pratica, tenuto conto della pervasività nella nostra vita del digitale che, accanto a sviluppi positivi, registra anche derive che mettono a rischio le regole del nostro vivere civile, dal rispetto dell’eguaglianza a a quello della libertà di ciascuno, tutti valori al cuore della democrazia.

Oggi l’Unione Europea è confrontata, tra le altre, a due sfide importanti: quelle della transizione ecologica e del digitale. Una transizione che va governata per proteggere i soggetti più deboli a rischio, nel primo caso da massicce espulsioni dal mercato del lavoro e, nel secondo, da nuovi linguaggi che stentano a comunicare, con grave danno per la dignità di molti e per la coesione sociale.

Finora i tentativi dell’Unione per contrastare queste derive che mettono a rischio la democrazia si trascinano di “dichiarazione” in “dichiarazione” mentre la situazione si aggrava di giorno in giorno.

È venuto il momento di accelerare e di adottare misure concrete e vincolanti per tutti. 

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