Decisioni e rinvii nel Consiglio europeo di fine anno

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Difficile indovinare quanto gli elettori italiani – che saranno presto anche elettori europei – abbiano potuto capire dei risultati dell’ultimo Consiglio europeo della settimana scorsa. Per la verità non era facile, per almeno due ragioni: il rumore mediatico di fondo provocato dal duello Monti-Berlusconi in seno al Partito popolare europeo (PPE), riunitosi alla vigilia del Vertice, e la complessità delle mezze decisioni prese dai Capi di Stato e di governo in materia di unione bancaria.

A quest’ultimo Consiglio europeo del 2012 l’UE arrivava dopo più di un rinvio, caricando di molte attese un appuntamento indicato come quello delle decisioni. Non è andata proprio così, anche se qualche passo importante verso una maggiore integrazione è stato fatto. Un giornale attento e misurato come il francese Le Monde, nella sua edizione del 14 dicembre, per raccontare l’accaduto ha avuto bisogno di tre articoli, con tre titoli diversi che ci possono aiutare a capire: prima “La supervisione bancaria fa i suoi primi passi”, poi “Il grande balzo in avanti dell’unione bancaria” per finire con “Europa: unione bancaria, non politica”.

Sono tre titoli che traducono bene il cammino complicato dell’UE verso una più compiuta integrazione europea, probabilmente non a 27 (o a 28, quando nell’estate prossima ci raggiungerà la Croazia), ma con quelli che ci staranno tra gli attuali 17 Paesi dell’eurozona.

Già questo avvio di unione bancaria parte senza tre Paesi: la Repubblica Ceca, la Svezia e la Gran Bretagna. Quest’ultima continua a essere contraria a ogni passo avanti verso una maggiore integrazione europea. Non proprio una novità, ma questi ultimi “no” – insieme con quelli sul bilancio comunitario – cominciano a far pensare che la nebbia sempre più fitta sulla Manica stia, come dicono gli inglesi, “isolando” il continente che, a sua volta, senza troppi drammi comincia a farsi all’idea di una possibile uscita della Gran Bretagna dall’UE.

Malgrado queste tensioni, e molte altre ancora, il Consiglio europeo due decisioni importanti le ha prese: sbloccando finalmente, dopo aver colpevolmente tergiversato per mesi, gli aiuti destinanti a portare la Grecia fuori dal tunnel nel quale era finita e aprendo formalmente il cantiere dell’unione bancaria nell’UE.

Quest’ultima decisione, importante per la salvaguardia dell’euro e per il cammino verso l’unione politica, prevede il via libera alla vigilanza bancaria europea da parte della Banca Centrale Europea (BCE), responsabile della liquidazione delle banche in crisi nell’eurozona.

La complessità dell’operazione, insieme alle resistenze tedesche, ne rallenterà la sua piena attivazione e ne ridurrà il perimetro di intervento: partenza solo nel marzo 2014, dopo le elezioni in Germania e si applicherà solo alle grandi banche, escludendo quindi le casse regionali tedesche.

Rinviata invece l’unione fiscale e la conseguente possibile mutualizzazione dei debiti attraverso strumenti come gli “eurobond”.

Si tratta di decisioni e rinvii troppo importanti per attardarci sul duello Monti-Berlusconi a Bruxelles e questo per almeno due ragioni: intanto perché non toccherà né all’UE né al PPE  decidere chi dovrà governare l’Italia ma solo agli elettori italiani e poi perché, proprio in quelle stesse ore, il debito pubblico italiano esplodeva oltre i 2000 miliardi di euro, la recessione debito pubblico italiano continuava ad aggravarsi e la disoccupazione a crescere.

Speriamo che presto siano questi i temi del confronto politico italiano.

1 COMMENTO

  1. Ritengo intressante che PPE e l’UE come altre oeganizazzioni politiche internazionali – in epoca di globalizzazione – riconoscano ed esprimano – autonomamente opinioni e orientamenti verso la “governabilità” del nostro Paese.
    Certamente, sono e saremo noi italiani, i diretti coinvolti nell’esercizio del diritto costituzionale e democratico di voto – gli unici attori partecipi – di “scelte propositive governabili” di centrosinistra o di centrodestra, progresiste riformiste o riformiste conservatrici.
    Vale a dire, innazitutto, sul “come” intenderemo “governare” oltre il rigore già conosciuto, anche con visibile equità, la crescita socioeconomica italiana(le coalizioni politiche che si propongono – pur diverse e plurali ma coese nel condividere, tra loro, rigorosamente “regole democratiche interne”):
    1.con la rioduzione graduale dei 2000 miliardi del debito pubblico, cumulato ed in prevedibile crescita;
    2.con il lavoro,avviare gradualmente la ripresa delle attività produttive nel contesto – condiviso e riconosciuto – dell’impegno che il nostro Paese continuerà a prendere coon le istituzioni europee.
    Si tratta, quindi, oltre che di “speranza” – inanzitutto – di “doveri” di cittadini italianieuropei nel “partecipare” ed attenderci “conferme programmatiche possibili” – non populiste emotivizzanti – ma sostenibili e percorribili con i “candidati al Parlamento” che ci chiederanno delega e con nostro voto a rappresentarci “onorevolmente” e con il massimo rispetto del mandato che conferiremo a metà febbraio 2013,a seguito di un civilissimo e democratico “confronto politico nazionale”.
    E’questa – a mio avviso – la legittima “risposta democratica e politica autentica” che l’UE e le organinizzazioni politiche internazionali democratiche attendono dai democratici italianieuropei.
    Donato Galeone

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