Dalla Primavera araba al difficile esercizio delle elezioni

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I grandi cambiamenti in corso che si stanno verificando sulla sponda sud del Mediterraneo, iniziati a gennaio con le imponenti manifestazioni di gran parte delle popolazioni arabe, sono giunti oggi, in due paesi in particolare, al punto cruciale delle elezioni. Si tratta di un primo esercizio di democrazia che, per gran dei manifestanti e dei protagonisti di tali cambiamenti, interviene per la prima volta nella loro vita.

Per primi in questo esercizio la Tunisia e l’Egitto. Dopo aver deposto i rispettivi dittatori nei mesi scorsi, hanno vissuto, dopo tanto tempo, le loro prime elezioni libere, non senza tensioni e in piena transizione e ristrutturazione della rispettiva vita politica, il cui approdo finale ha ancora contorni alquanto incerti.

Ma anche in Marocco, dove le proteste del «Movimento 20 Febbraio» sono state fin qui scoraggiate e tenute a bada dal Re Mohammed VIàƒâ€šà‚  con una tempestiva e fragile revisione della Costituzione nel luglio scorso, le elezioni hanno avuto un significato particolare, visto il movimentato contesto regionale.

Una prima reazione ai risultati ottenuti o attesi, porta a considerare che i primi vincitori della primavera araba, distintasi all’inizio per la mancanza di rivendicazioni o connotati religiosi, siano stati i partiti islamici. Un risultato che sembra aver gettato più di un’ombra di inquietudine sulle speranze di libertà   e di democrazia che le rivendicazioni arabe avevano generato, soprattutto in Occidente. Ma i risultati di queste elezioni non possono fermarsi a questa prima valutazione perchà© rivelano nelle cifre, nell’elevato numero di partiti candidati, nell’affluenza alle urne e nella partecipazione delle donne al voto, l’avvio di una nuova dinamica politica che, per lunghi anni, era rimasta bloccata da un esercizio assoluto del potere.

Il partito Ennhada, (formazione islamica moderata) ha vinto le elezioni in Tunisia con circa il 40% dei voti. Per la prima volta, dopo 23 anni, un’elezione libera e trasparente, con una partecipazione di circa il 90% degli elettori per eleggere un’Assemblea costituente composta da 217 membri. Ennhada non ha, tuttavia, conquistato la maggioranza dei seggi e, di conseguenza, dovrà   gestire il risultato elettorale in un contesto oggi segnato dal pluralismo e dalla presenza di altri partiti, laici, progressisti o conservatori coi quali formare alleanze e trovare compromessi per l’adozione di una nuova Costituzione. Un partito quindi messo in concorrenza con altre forze politiche, che rispecchia senz’altro l’antico e presente rispetto all’islam dei suoi elettori, ma che si inserisce ormai in una nuova dinamica politica e democratica messa in moto dalla Rivoluzione stessa. Considerare questo aspetto delle elezioni ha evidentemente una sua importanza perchà© è da questo nuovo esercizio di pluralismo, se accettato e rispettato nelle sue dinamiche essenziali,àƒâ€šà‚  che possono collocarsi le speranze di veder nascere delle Istituzioni in grado di esercitare e difendere lo stato di diritto, di garantire le libertà   individuali e tutti quei diritti sociali ed economici per cui la popolazione tunisina, superata la paura di una ventennale dittatura, si è mobilitata e continua a mobilitarsi in una vigile sorveglianza del processo in corso.

Questo aspetto sembra ben presente anche fra i manifestanti della Piazza Tahir del Cairo, dove la situazione è ben più complessa che in Tunisia sotto vari aspetti. In primo luogo,àƒâ€šà‚  perchà© dopo la caduta di Mubarak, la transizione è in crisi e tuttora nelle mani di un Consiglio supremo militare ; in secondo luogo perchà© il processo elettorale avrà   una durata molto lunga ed è in sà© estremamente complicato e quindi difficilmente controllabile e in terzo luogo perchà© i militari stanno facendo forti pressioni per mantenere il potereàƒâ€šà‚  e sminuire la portata di una futura nuova Costituzione. Tutte ragioni che, alla vigilia del primo di una serie di voti, hanno riportato in piazza i manifestanti, hanno lasciato per strada più di quaranta morti e hanno dato il via ad un braccio di ferro fra militari e politici.

I risultati del voto in Egitto del 28 e 29 novembre, anche se parziali, saranno conosciuti solo verso la metà   gennaio e le prime proiezioni vanno nella direzione di una vittoria dei Fratelli Musulmani. Ma anche in Egitto, il numero dei partiti che si sono presentati alle elezioni è considerevole, l’affluenza alle urne, comprese le donne, è stata massiccia, tanto da sorprendere la stessa Alta Commissione elettorale. Un aspetto che incoraggia a sperare in quel pluralismo in grado di sanzionare promesse elettorali non mantenute , deviazioni politiche non desiderate o impegni di giustizia sociale e di libertà   individuali non rispettati. Dalle proteste, dalle lotte e dai sacrifici di questi ultimi mesi sono nate nuove società   e toccherà   a queste nuove società   il non facile compito di salvaguardare quel pluralismo di per sà© garante di una transizione e di Istituzioni democratiche.

Tutto ciಠè ancoraàƒâ€šà‚  nascosto nelle pieghe delle Rivoluzioni arabe approdate alla loro seconda fase, quella delle elezioni. La fase forse più difficile perchà© si tratta del primo fragile passo verso la democrazia. Una fase che, a noi Europei ed Occidentali, ha creato inquietudine àƒâ€šà‚ nel vedere nuovi attori salire sulle scene politiche e con il timore di vedere estendersi la presenza islamica in una regione così sensibile e dagli equilibri tanto precari.

Ma sarà   importante per noi iniziare e consolidare il dialogo e rispettare il risultato di un voto espresso, dopo tanti anni, all’insegna di una recente libertà   ritrovata, forse ancora e per certi aspetti sconosciuta a tanti protagonisti della Primavera araba.

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