Da Parigi una sveglia per l’Europa

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Per parafrasare, modificandone in parte il senso, la riflessione del nostro Gianbattista Vico, dopo i fatti di Parigi e pensando all’Europa verrebbe da dire: “È stata una traversia, potrebbe diventare un’opportunità”.

Che l’attacco terrorista di Parigi sia stata una tragica traversia è il minimo che si possa dire, anche perché nulla fa pensare che si sia trattato di un episodio passeggero, limitato nei tempi e nei luoghi. Domani la follia potrebbe riesplodere ovunque in Francia, in Europa e nel resto del mondo. Una riserva di odio e di armi si è andata accumulando in questi ultimi vent’anni, da quando ci siamo illusi che il crollo del Muro di Berlino aprisse una nuova era di pace. Non è andata così: sono bastati pochi anni per assistere a nuove turbolenze sul nostro continente e nel mondo. Ha cominciato l’Europa con la crisi della ex – Jugoslavia ed è adesso alle prese con la crisi ucraina. Vicino a noi ha preso fuoco l’area medio orientale, anche con il contributo di dissennate politiche USA e del conflitto Israelo – palestinese che continua a funzionare da miccia per altri conflitti nella regione. Nel resto del mondo non è andata meglio, a cominciare dall’attentato delle Torri Gemelle a New York fino alla diffusione del terrorismo in Africa.

In questo scenario inquietante, l’Unione Europea ha brillato per assenza e incertezze. Tramortita in questi ultimi anni dalla crisi economica e finanziaria, progressivamente abbandonata dal consenso dei suoi cittadini e zavorrata da Trattati che ne hanno frenato l’iniziativa, soprattutto sul fronte caldo della politica estera e della sicurezza, l’UE ha perso ruolo sulla scena internazionale e ha visto logorarsi i suoi valori fondanti della solidarietà e dei diritti.

La tragedia di Parigi potrebbe finalmente dare la sveglia alla “bella addormentata nel bosco”, a patto che questa si sforzi di capire quello che sta succedendo nel mondo e in Europa e passi rapidamente dalle parole ai fatti.

Capire e decidere sono i due imperativi che abbiamo davanti.

Capire quanto sia interdipendente il mondo e quale sia il posto che vi occupa l’Europa, con la sua storia, la sua cultura e le sue potenzialità ancora importanti, nonostante questi lunghi anni di crisi. E rapidamente decidere che fare, cosciente che questi Trattati sono ormai ferrivecchi e ritrovando la strada verso una Costituzione europea, che forse a questo punto anche la Francia potrebbe evitare di affondare.

È questa, anche e soprattutto, l’occasione dei cittadini europei, scesi numerosi nelle piazze d’Europa per chiedere sicurezza e tolleranza, accoglienza e severità nel riorganizzare la società europea alla luce dei valori della libertà, fraternità e uguaglianza. È importante che adesso i cittadini europei , mobilitatisi al di là delle loro diverse sensibilità politiche non rientrino al caldo delle loro case, contrastino le crescenti  spinte razziste presenti un po’ ovunque in Europa, dalla Francia alla Germania, dai Paesi scandinavi all’Italia, dove la Lega trae dividendi elettorali dalle tragedie in corso.

Qualcosa in Europa è tornato a muoversi: dalla grande mobilitazione “repubblicana” a Parigi con la partecipazione dei massimi responsabili politici europei e di un popolo che non si vedeva più nelle piazze d’Europa  dai tempi della sciagurata guerra in Iraq. Sarà anche l’occasione per una riunione urgente a Parigi dei ministri degli Interni UE, in attesa che qualcosa di analogo facciano anche i responsabili della politica estera, dell’educazione e della cultura e via via via tutti gli altri, per le loro rispettive competenze.

L’UE l’aveva dimenticato, non lo dimentichino anche i cittadini europei: “Ce n’est qu’un début, continuons le combat”. Per Charlie, ma anche per Ahmed, lasciato troppo solo anche dai suoi.

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