Da Lisbona l’appello di Papa Francesco all’Europa

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È suonato particolarmente giusto l’appello di papa Francesco rivolto all’Europa da Lisbona, in occasione della XXXVII Giornata mondiale della gioventù. 

Giusto per il luogo dal quale è partito, per il messaggio contenuto, per il momento scelto, per gli interlocutori cui è stato rivolto e, naturalmente, per il suo autore, un papa che fin dall’inizio del suo pontificato invoca giustizia e pace. Un’invocazione che si è fatta sempre più accorata in questi ultimi tempi, senza aspettare l’invasione russa dell’Ucraina che, della “terza guerra mondiale a pezzetti” è solo uno degli ultimi episodi.

Lisbona era il luogo giusto per l’appello all’Europa. In quella città nel 2007 venne firmato il Trattato attualmente in vigore per l’Unione Europea, aperto da impegni che papa Francesco elenca puntigliosamente: “L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli”, impegnata a contribuire “nelle relazioni con il resto del mondo…alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio  libero ed equo, all’eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani”. Ma non devono essere solo parole, ci ricorda il papa, richiamando questo “sogno europeo”.

Giusto anche il momento per il richiamo a quello che resta ancora in parte un sogno, perché è quando fa buio – come in questa stagione di guerre che si vanno aggravando –  il momento di nuovo di sognare, come fecero i Padri fondatori nella stagione buia della Seconda guerra mondiale.

Giuste le considerazioni a proposito del bisogno d’Europa da parte del mondo, il bisogno di un “ruolo di pontiere e di paciere nella sua parte orientale, nel Mediterraneo, in Africa, nel Medio Oriente”. Perché questa è la vocazione dell’Unione Europea, che alla sua nascita “fece scoccare la scintilla della riconciliazione, inverando il sogno di costruire il domani con il nemico di ieri, di avviare percorsi di dialogo, percorsi di inclusione, sviluppando una diplomazia di pace che spenga i conflitti e allenti le tensioni, capace di cogliere i segnali di distensione più flebili e di leggere tra le righe più storte”. Un messaggio che i responsabili politici non potranno non sentire e non solo in Europa, quando papa Francesco, “allargando il campo”, chiede “quale rotta, segui Occidente?”

E particolarmente giusti anche gli interlocutori con i quali queste considerazioni sono state condivise, la generazione dei giovani, quella chiamata a non ripetere, e anzi a riparare, gli errori delle generazioni precedenti, quelle responsabili del degrado del Pianeta al punto da rischiare di pregiudicarne il futuro, visto anche come sono incapaci di leggerne il presente. 

Non è necessario essere negazioniste per quelle generazioni, già è sufficientemente grave non essere disponibili a mutare stili di vita, a contenere i consumi, a sviluppare la produzione di energie pulite e a promuovere azioni di solidarietà planetaria, tentata questa “Europa anziana” di pensare di non essere ormai più coinvolta.

E così papa Francesco si rivolge ai giovani europei, invocando “un’Europa che sappia ritrovare il suo animo giovane, sognando la grandezza dell’insieme e andando oltre i bisogni dell’immediato; un’Europa che includa popoli e persone con la loro propria cultura, senza rincorrere teorie e colonizzazioni ideologiche. E questo ci aiuterà a pensare ai sogni dei Padri fondatori dell’Unione Europea: questi sognavano alla grande”. 

Superfluo aggiungere altro per questa Europa che, fra qualche mese, dovrà decidere se riaccendere il sogno dei suoi inizi o spegnere la speranza delle giovani generazioni impegnate a salvare, con l’Europa, anche il Pianeta.      

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