Consulto sull’economia mondiale al G7

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Biarritz è una nota località marina francese di turismo di lusso. Situata sulla sponda dell’oceano Atlantico è stata scelta da Emmanuel Macron come sede per l’annuale incontro del G7 forse come gesto di cortesia per il dirimpettaio ospite americano, Donald Trump, anche se qualcuno, più maligno, potrebbe sospettare che dalla Francia si voglia far fronte al rottamatore delle organizzazioni multilaterali, Donald Trump.

Il G7 è il gruppo dei sette Paesi più industrializzati del mondo (USA, Canada, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Giappone) che si riuniscono annualmente per confrontarsi sull’andamento dell’economia mondiale. Dal 1997 vi faceva parte anche la Russia, estromessa provvisoriamente dopo le vicende dell’Ucraina. Non vi fanno parte, oltre la Russia, altre grandi potenze economiche come Cina, India, Australia e Brasile e altre che si ritrovano nel circolo più ampio di 20 Paesi, il G20.

Con l’irruzione sulla scena mondiale di Trump queste sedi multilaterali di confronto, insieme con le Istituzioni internazionali della galassia ONU (Organizzazione mondiale del lavoro/ILO, Organizzazione mondiale della sanità/OMS, Fondo monetario internazionale/FMI, Banca mondiale/WB e una dozzina d’altre), sono oggetto di tentativi di smantellamento in favore invece di confronti bilaterali, più vantaggiosi soprattutto per gli USA.

Nonostante questi insistenti processi di delegittimazione il G7 sopravvive ancora e resta un luogo dove testare la salute dei rapporti economici e politici nell’area del capitalismo occidentale, anche se spesso con risultati modesti e qualche volta prestandosi a rotture di accordi già sottoscritti. E’ stato il caso dei due ultimi G7 quando Trump, nel 2017 a Taormina, annunciò il ritiro degli USA dall’accordo di Parigi sulla lotta all’emergenza climatica e quando, nel 2018 in Canada, affondò l’accordo sottoscritto da Obama sul nucleare iraniano, rifiutando anche di sottoscrivere il documento finale del Vertice. In entrambi i casi con conseguenze devastanti per il pianeta e la pace: a Biarritz non c’è stato il “due senza tre”, visto che Trump vi è arrivato a pochi giorni dalla rottura già decisa dell’accordo INF con la Russia sulle forze nucleari di medio raggio.

Non che mancassero temi importanti all’ordine del giorno di Biarritz: dai rischi di una recessione economica mondiale alla guerra dei dazi, dalla prospettiva di una “Brexit dura” alla lotta alle diseguaglianze e  all’emergenza climatica, riproposta anche dagli incendi in corso nella foresta amazzonica, fino alla questione nucleare iraniana, affacciatasi con l’arrivo a Biarritz del ministro degli esteri iraniano che però Trump ha ritenuto prematuro incontrare. 

Tutti temi di dimensioni planetarie sproporzionate per governanti troppo ripiegati sui propri interessi nazionali e incapaci di dar vita a politiche di lungo periodo, al di là delle più imminenti scadenze elettorali.

Un esercizio di totale miopia nel quale eccelle il presidente USA, ormai alla vigilia di nuove elezioni che il caso vuole siano precedute dalla prossima riunione del G7 programmata negli Stati Uniti, alla quale Trump ha annunciato di voler invitare anche Vladimir Putin. Sul   palcoscenico globale del G7 vi sono state, con utili scambi tra le persone, molto a parole e poche politiche attive concordate a livello mondiale, discutendo di tutto e decidendo poco o nulla.

Un esito che Macron aveva già anticipato, annunciando fin dall’inizio che del G7 di Biarritz non ci sarebbe stato un comunicato con le conclusioni finali. Forse di questo Vertice una decisione proporzionata all’incapacità dei cosiddetti Grandi di provare a governare insieme se non il pianeta, almeno l’Occidente.

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