Clima teso in Europa per il clima

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Non è mai facile passare dalle parole ai fatti e l’Unione Europea ne sa qualcosa. Lo si è visto ancora una volta la settimana scorsa nel Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo, tenutosi finalmente in presenza. Si trattava di un Consiglio straordinario, conclusosi in modo ordinario: molte parole, poche decisioni, qualche rinvio.

Eppure l’occasione era preziosa per confrontarsi su temi di grande attualità: alcuni all’ordine del giorno, altri affrontati fuori programma, come il tema dei migranti rinviato al prossimo Consiglio di giugno. 

Sul versante interno dell’Unione Europea i temi sul tavolo riguardavano la lotta al Covid, le misure da adottare per contrastare il cambiamento climatico; sul versante esterno era bollente il caso dell’atterraggio forzato del volo Ryanair a Minsk in Bielorussia, la strategia da adottare nei confronti della Russia a fronte delle sue attività illegali, le nuove  relazioni tra l’UE e il Regno Unito in materia commerciale e la situazione in Medio oriente all’indomani della ripresa del conflitto israelo-palestinese.

Colpisce che a questo ultimo tema le conclusioni del Consiglio dedichino tre scarne righe compiacendosi per “il cessato-fuoco, che dovrebbe mettere fine alla violenza”, riaffermando “l’attaccamento dell’UE alla soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati” e dichiarando che “l’UE collaborerà con i suoi partner internazionali in vista di un rilancio di un processo politico”.

E tanto basti dopo le molte decine di morti dei giorni scorsi.

È andata meglio per l’accordo commerciale con il Regno Unito, entrato in vigore lo scorso 1° maggio e destinato a non provocare danni al mercato unico. Nell’occasione “il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a proseguire in suoi sforzi per assicurare la messa in opera degli accordi, in particolare nei settori dei diritti dei cittadini, della pesca e dell’uguaglianza delle condizioni di concorrenza”: come dire che molto resta da fare.

Nei confronti della Russia i toni stanno salendo da una parte e dall’altra dell’Atlantico con la differenza che gli Stati Uniti hanno una politica estera e di difesa federale che l’Unione Europea di oggi nemmeno si sogna, costretta a limitare il suo intervento ad affermazioni di principio, con riferimento a cinque criteri che dovranno informare la politica dell’UE nei confronti della Russia.

Sul versante interno dell’Unione progredisce l’intesa nella lotta al Covid, è vicina la disponibilità di un “green pass” europeo (per memoria gli attuali passaporti nell’UE sono nazionali, solo il loro colore è comune a tutti) ed è confermata la volontà di  contribuire ai bisogni mondiali con i vaccini e l’impegno di “donarne almeno 100 milioni di dosi di qui alla fine dell’anno”, appena un terzo di quelli contrattati dall’UE con la sola AstraZeneca.

Ma è sul clima che si sono addensate nubi pesanti e confermate le divisioni tra i Paesi più ricchi e quelli con difficoltà economiche, in buona sostanza tra ovest ed est: in gioco la capacità di accelerare la transizione ecologica e la disponibilità a perseguire obiettivi ambiziosi in grado di raggiungere il risultato di zero emissioni nel 2050. In ballo le politiche energetiche e le ricadute sociali delle nuove politiche economiche da implementare per ridurre le emissioni nocive. Per il momento il Consiglio europeo si è dovuto limitare a riaffermare le conclusioni del dicembre scorso e a chiedere alla Commissione di presentare le proposte di misure legislative, “accompagnate da un esame approfondito degli impatti ambientali, economici e sociali a livello degli Stati membri”. Come dire che la Commissione si troverà ancora una volta tra l’incudine e il martello, vittima delle divisioni già annunciate tra i governi degli Stati membri. E così sia. 

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