Clima: Madrid parla, Bruxelles propone

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Sarà pur vero che la Commissione europea si è insediata il 1° dicembre con un mese ritardo sul calendario previsto, ma è anche vero che nell’attesa non ha perso tempo. Così mentre a Madrid la COP 25, la Conferenza Onu sui cambiamenti climatici riunita a Madrid,  affronta – per ora a parole – la lotta all’emergenza climatica, a Bruxelles ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha tenuto parola ed ha avanzato le prime proposte concrete, numeri alla mano, per imprimere un cambiamento di ritmo alle politiche ambientali.

Si era impegnata a farlo quando presentò il suo “ambizioso” programma, a luglio al Parlamento europeo, e adesso, a dieci giorni dal suo insediamento, annuncia la tabella di marcia verso un’Europa “a zero emissioni entro il 2050”. Gli obiettivi sono chiari: ridurre le emissioni, creare posti di lavoro e migliorare la qualità della vita dei cittadini.

A proposito delle attese dei cittadini, queste erano appena state oggetto di una rilevazione dell’Eurobarometro, lo strumento del Parlamento UE per il rilevamento dell’opinione pubblica europea: la maggioranza assoluta degli intervistati (il 52%) considera i cambiamenti climatici il problema ambientale più urgente e chiede che il Parlamento affronti la lotta all’emergenza climatica come priorità principale (32%), insieme con la lotta alla povertà (31%) e alla disoccupazione (24%), valore quest’ultimo che sale al 37% per gli italiani.

La risposta della Commissione è stata tempestiva: a marzo sarà presentata un’inedita legge comunitaria che vincolerà l’UE al raggiungimento dell’obiettivo fissato, prevedendo traguardi intermedi (taglio del 50% delle emissioni entro il 2030), con un piano per coinvolgervi i settori economici interessati che sarà presentato a ottobre. 

Intanto, per essere davvero concreti e passare dalle parole ai fatti, saranno necessarie risorse importanti e il 2020 è l’anno giusto per mostrare coerenza, in occasione dell’adozione del bilancio 2021-2027.

La richiesta è di quelle che mettono sotto pressione i governi nazionali che devono alimentare il bilancio UE: 100 miliardi di euro per affrontare la transizione economica e sociale, con la previsione di destinare il 30% del bilancio europeo alla trasformazione industriale e tecnologica. Obiettivo non facile da raggiungere, vista la resistenza ad aumentare la dotazione del bilancio europeo, oggi congelata attorno a un più che modesto 1% della ricchezza complessiva comunitaria. E nel Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo di questa settimana se ne sono già avuti i primi sentori.

E non è il solo ostacolo: è ovvio che da solo il piano europeo, per quanto coraggioso, non è in grado di rispondere all’emergenza climatica del pianeta. Per riuscirci – e per non penalizzare l’economia europea – è necessario che a questa lotta concorrano tutti, in particolare grandi Paesi inquinatori come Cina e Stati Uniti: sarà quindi anche una lotta da condurre nel corso dei futuri negoziati commerciali, vincolando i partner al rispetto non solo delle regole sociali ma anche di quelle ambientali.

Senza dimenticare che in questa straordinaria sfida epocale un’altra variabile sarà decisiva: il contributo che vi daranno i cittadini, rivedendo il proprio stile di vita e accompagnando la realizzazione del piano nel rispetto del dialogo democratico tra tutti gli attori coinvolti, senza il quale un’apprezzabile ambizione si trasformerebbe in una deludente velleità.

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