Buone notizie dalla Germania

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Due notizie, per una volta buone, bucano le nebbie dense che pesano sull’Europa e sono tanto migliori poiché ci giungono da quella Germania, da molti percepita come matrigna, se non addirittura come una minaccia per il futuro dell’Unione Europea.

La prima potrebbe essere scambiata come una banale considerazione, soprattutto da chi avesse poca memoria o scarsa dimestichezza con la tragica storia dell’Europa. Fa parte di riflessioni che si vanno moltiplicando in quest’anno anniversario, cento anni fa, dell’inizio della prima guerra mondiale, entrata nel linguaggio comune come “la Grande Guerra” o, come risulta da documenti militari, come “Guerra europea”.

Il riferimento è a un recente intervento dell’attuale ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, pubblicato da Le Monde con il titolo: “L’Europa non deve dimenticare gli insegnamenti del 1914 – Preferiamo la diplomazia alle forzature nazionaliste”.

E meno male, soprattutto quando il ministro afferma che “la perdita di fiducia nel progetto europeo, apparsa negli ultimi anni[…] racchiude grandi pericoli. Un clima propizio al ritorno di sentimenti nazionalisti, confezionati nella melodia facile della critica europea. La storia ci ordina di opporci risolutamente[…]. L’inizio della guerra del 1914 ha messo fine alla prima mondializzazione[…]. I legami tra le economie e le culture europee erano tali che numerosi contemporanei dell’epoca consideravano la guerra impossibile, irrazionale e contraria ai loro interessi. Eppure è esplosa”.

Non saranno certo queste sagge parole all’origine dell’altra buona notizia sulla sentenza della Corte costituzionale tedesca dei giorni scorsi a proposito dell’azione della Banca centrale europea (BCE), ma sembrano farvi eco e questo un po’ rassicura gli europei, timorosi di vederla Germania cedere a tentazioni egemoniche – seppur pacifiche – nei confronti dei partner europei.

La vicenda risale a diversi mesi fa, quando alla Corte di Karlsruhe era stata denunciata una presunta violazione alle regole monetarie europee da parte della BCE, quando a Londra nell’estate del 2012, il Presidente Draghi annunciò che avrebbe fatto “qualsiasi cosa fosse necessaria” per salvare l’euro.

Bastò allora questa promessa – minaccia perché i mercati deponessero le armi e l’euro uscisse dalla bufera. Ma quella frase non piacque a molti tedeschi e creò non pochi problemi anche ad Angela Merkel, accusata di lasciare troppo spazio alla BCE.

C’è voluto del tempo – come spesso accade alle Corti e non solo in Italia – per avere la risposta dalla Corte costituzionale tedesca, preoccupata a sua volta di non disturbare troppo la politica federale, impegnata nelle elezioni del settembre scorso.

Adesso che la sentenza è arrivata, in molti tirano un sospiro, anche se non tutti si sentono del tutto tranquilli rispetto ad una Corte tedesca arcigna nel difendere la sovranità nazionale della Germania e con essa quello che considerano il rispetto della sua democrazia.

La Corte tedesca aveva tre possibilità: condannare l’azione della BCE, non considerarsi competente in materia o rinviare preliminarmente il giudizio alla Corte di Giustizia europea. Nel primo caso sarebbe stata innescata una bomba sotto le istituzioni e i mercati europei, nel secondo sarebbero stati scontentati i tedeschi ostili a pagare i debiti degli altri, nel terzo si sarebbe riconosciuta una primaria competenza europea in materia. E in questa direzione è andata, almeno per ora, la sentenza della Corte tedesca, in attesa del suo pronunciamento sul “Meccanismo europeo di stabilità” e di un’assunzione di responsabilità da parte della politica per evitare di sottrarre alle regole della democrazia, non solo tedesca ma anche europea, il governo dell’economia comunitaria, affidandone la supplenza alla BCE.

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