Bruxelles, crocevia dell’Occidente

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È stata una settimana di riunioni importanti a Bruxelles, dove il 24 e il 25 marzo scorso si sono incrociate le riunioni del Consiglio europeo, della NATO e del G7, con l’obiettivo di rispondere all’aggressione della Russia all’Ucraina che dura ormai da più di un mese. Una vera e propria guerra dalle ricadute catastrofiche, dove sono già stati cancellati dalla carta geografica interi paesi, dove l’assedio russo circonda le città più importanti in posizioni strategiche, dove l’esodo di profughi e sfollati sta toccando i 4 milioni di persone e dove, cosa di ammirevole coraggio, la popolazione continua a resistere con le armi che ha. 

Questo il contesto in cui la NATO e i suoi Stati membri, con la presenza in particolare del Presidente statunitense Biden, si sono ritrovati intorno al tavolo delle discussioni e delle decisioni da prendere, sapendo tuttavia che le richieste di aiuto invocate dal Presidente Zelensky per la fornitura “senza restrizioni” di armi non poteva essere accolta totalmente, come ad esempio aerei o carri armati, in gioco il confronto diretto tra la NATO e la Russia. 

Il Vertice si è tuttavia accordato sul rafforzamento del fianco est della NATO e in particolare in quei Paesi che confinano con la Russia o hanno fatto parte dello spazio sovietico, memori di un passato tuttora vivo e pungente. Saranno aumentate infatti le presenze di militari e mezzi NATO nei Paesi Baltici, in Polonia, in Slovacchia, in Ungheria, in Romania e in Bulgaria. Una decisione che rivela tuttavia gli interrogativi posti dall’avvicinamento della NATO alla Russia, punto di conflitto fra Putin e l’Occidente e che si esprime nell’esigenza russa di una neutralità dell’Ucraina al riguardo. Una neutralità che il Presidente Zelensky è pronto ad accettare per porre fine all’aggressione e dare una chance a negoziati di pace.

La NATO ha inoltre preso in considerazione i rischi che la guerra di Putin sta facendo correre sul versante dell’uso di armi chimiche o nucleari, tracciando delle “linee rosse invalicabili”, oltre le quali la Russia si esporrebbe ad una reazione “adeguata” da parte dell’Alleanza atlantica. Un aspetto questo che potrebbe andare ben oltre i limiti della guerra in Ucraina, in un’escalation dalle ricadute imprevedibili.

È stato tuttavia un Vertice che, all’insegna di quello dell’Unione Europea e del G7, ha segnato l’importanza della tenuta e dell’unità dell’Occidente di fronte a questa grande sfida militare, politica ed economica lanciata dalla Russia. Un’unità necessaria ma non priva di ostacoli, come hanno dimostrato le varie posizioni nei confronti degli aiuti militari e soprattutto nei confronti di nuove sanzioni e di un embargo sulle importazioni di energia da Mosca. In proposito vale la pena ricordare che l’Europa acquista gas dalla Russia per 600-800 milioni di Euro al giorno, una somma che finanzia in gran parte la guerra di Putin in Ucraina. 

Ed infine, il Vertice è stata occasione di discussioni preliminari sugli sviluppi della difesa europea in rapporto all’Alleanza atlantica, visto che il Consiglio europeo ha approvato la sua Bussola strategica, con la quale intende garantire una propria sicurezza all’interno dell’Unione. Il punto strategico da chiarire sarà quello di definire l’autonomia e la complementarietà futura tra NATO e UE. Va comunque sottolineato come il tema della sicurezza sia balzato ai primi posti in alcune agende politiche nazionali nell’Unione Europea, con l’obiettivo, come da accordi raggiunti in seno alla NATO nel 2014, di dedicare almeno il 2% del PIL alla spesa militare. Una prospettiva questa che ci riporta ad un’inquietante realtà, e cioè quella di un riarmo dell’Europa dopo più di settant’anni di pace. 

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