Alta tensione fra Russia e Occidente

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Mai come in questi ultimi giorni dalla fine della guerra fredda, la tensione fra Russia e Occidente è stata così intensa. Sembrano infatti ormai ridotti al minimo i margini di manovra per un dialogo costruttivo nei confronti dei gravi conflitti che scuotono, da una parte, il Medio oriente e, dall’altra, in tutt’altra misura, i confini orientali dell’Europa, sull’immediata frontiera fra la NATO e la Russia stessa.

Vari sono i punti di pericolosa frizione che oggi ispirano inquietudine e timore, a partire dalla guerra in Siria e dagli sviluppi di questi ultimi giorni nella battaglia di Aleppo. Se da un punto di vista diplomatico russi e americani erano giunti ad un accordo su una tregua e aiuti umanitari il 10 settembre scorso, da un punto di vista militare e politico tale tregua è stata spazzata via in poche ore con intensi e rinnovati bombardamenti russi e delle forze siriane governative. Ad Aleppo, e più precisamente nella sua parte orientale, combattono i “ribelli siriani” e l’obiettivo di Bachar al Assad è la conquista totale della città e l’annientamento dei “ribelli”. A farne le spese, con centinaia di vittime, è soprattutto la popolazione civile, intrappolata nel conflitto e privata dei necessari corridoi umanitari.

La battaglia di Aleppo e la responsabilità della Russia al riguardo hanno segnato una brusca battuta d’arresto e un aumento significativo di tensione nel difficile dialogo e nel tentativo di cooperazione con gli Occidentali, e con gli Stati Uniti in particolare, sul teatro di guerra mediorientale . Una posizione politica, quella della Russia, che interroga sul significato reale che attribuisce all’idea di ritrovato ruolo e potenza sulla scena internazionale e soprattutto in quanto attore inevitabile nella soluzione del conflitto siriano. Interrogativi che nascono in particolare dalla difficoltà ad identificare nella fuga in avanti militare dimostrata ad Aleppo una qualsiasi razionalità geopolitica ed invita piuttosto a considerare ragioni legate ad evidenti debolezze interne alla Russia di Putin, come ad esempio le difficoltà dell’economia, la demografia in discesa, lo scontento e l’ impoverimento della popolazione.

La posizione intransigente della Russia si è manifestata anche al Consiglio di Sicurezza dell’ONU l’8 ottobre scorso. Sul tavolo una proposta di risoluzione della Francia che chiedeva il cessate il fuoco immediato su Aleppo, proposta bocciata da un nuovo veto della Russia e che ha avuto l’effetto, fra altri, di raggelare i rapporti franco-russi.

Le tensioni tra la Russia e l’Occidente tuttavia non si fermano ad Aleppo. Continuano anche ai confini orientali dell’Europa, su quella frontiera che oggi separa direttamente la Russia dai Paesi appartenenti alla NATO. Oltre che sul conflitto in Ucraina con le sanzioni dell’Unione Europea e sul fragile e poco rispettato Accordo di Minsk, le tensioni si concentrano oggi sull’attuazione della decisione, presa dalla NATO a Varsavia nello scorso luglio, di schierare quattro battaglioni nei Paesi Baltici, ai quali parteciperà anche un contingente italiano.

Prova di forza e determinazione quindi da parte della NATO ai confini con la Russia, ma anche una risposta agli ingenti investimenti militari russi per la Difesa, fatti in questi ultimi quindici anni. Una situazione che non poteva che risvegliare paure e accuse da ambo le parti e scrivere la parola fine su quel partenariato che sembrava delinearsi negli anni successivi alla caduta dell’Unione Sovietica.

Oggi, il dialogo con la Russia sembra in pericolo, addirittura già sospeso. Eppure, al di là di considerazioni che richiamano una situazione di guerra fredda, di ritorno alla politica di deterrenza, sembra più che mai indispensabile immaginare un nuovo rapporto e un nuovo dialogo con la Russia che affronti contemporaneamente tutti i temi caldi e comuni del momento.

E al riguardo, malgrado tutto, continuano a suscitare barlumi di speranza gli appuntamenti diplomatici volti, in primo luogo, a trovare una via dignitosa d’uscita dal conflitto siriano. Lavrov e Kerry si sono infatti ritrovati di nuovo sabato 16 ottobre a Losanna, insieme ai principali attori regionali (Iran, Turchia, Egitto, Qatar, Arabia Saudita e Giordania). Per il momento nessun accordo o tregua in vista, ma la prospettiva condivisa di continuare il dialogo.

Questo dialogo è l’unico filo conduttore di speranza oggi concreto e presente. Un filo necessario non solo per garantire la pace, ma anche perché la Russia è un vicino importante e potente con il quale è inevitabile guardare al futuro.

 

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