Albania e Bosnia Erzegovina alle porte d’Europa

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Il nostro sguardo di cittadini è da tempo concentrato e inquieto sulla salute e sul futuro di questo nostra Unione Europea. Attraversata da molteplici sfide che vanno dall’accoglienza dei migranti e richiedenti asilo al Brexit, da un’infinita crisi economica alla disoccupazione, dai crescenti nazionalismi e populismi alla disaffezione per un progetto di casa comune, l’Unione Europea vive infatti una delle sue crisi peggiori da settant’anni a questa parte, tanto che sembra addirittura in pericolo la sua stessa sopravvivenza.

Eppure, proprio ai suoi confini orientali, in quei Balcani che si sono dilaniati in guerre fratricide negli anni novanta, vi sono Paesi che, fra mille difficoltà, continuano un percorso di riforme democratiche, istituzionali, economiche e sociali che dovrebbe portarli a raggiungere l’Unione Europea nei prossimi anni. Sembra, ai nostri occhi preoccupati, più un sogno che una reale prospettiva di adesione, vista la resistenza che si è sviluppata nell’Unione al riguardo.

A ricordare gli sforzi di questi Paesi è stato il Parlamento europeo nella sua seduta del 15 Febbraio scorso, con l’adozione di due risoluzioni relative all’attuazione delle riforme in Albania e in Bosnia Erzegovina ; il primo Paese è candidato dal 2014 e il secondo ha chiesto l’adesione nel febbraio 2016. Gli altri Paesi dei Balcani che guardano all’Europa sono la Serbia e il Montenegro, i cui negoziati di adesione sono in corso, rispettivamente, dal gennaio 2014 e dal gennaio 2012; la ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Paese candidato dal 2005 ed infine il Kosovo, considerato potenziale candidato indipendentemente dal suo statuto e dal riconoscimento della sua indipendenza.

Le risoluzioni del Parlamento europeo possono essere considerate incoraggianti sia per l’Albania che per la Bosnia. Per quanto riguarda l’Albania infatti, il Parlamento saluta in particolare i progressi fatti in materia di riforma della giustizia, adottata già nel luglio del 2016 con l’obiettivo di modificare gran parte della Costituzione albanese. La riforma costituzionale era infatti ritenuta una condizione fondamentale per l’ingresso del Paese nell’Unione Europea e quindi per iniziare i negoziati di adesione. Ma, aggiunge il Parlamento Europeo, è necessario che l’Albania continui il suo percorso di riforme per garantire lo Stato di diritto, si impegni con rinnovata forza a combattere la corruzione e il crimine organizzato e si organizzi affinché le elezioni previste per il prossimo giugno siano libere e giuste.

Più impervio sembra invece il percorso appena iniziato dalla Bosnia Erzegovina. Dopo aver presentato a Bruxelles la sua richesta d’adesione nel febbraio 2016, richiesta accettata dalla Commissione in settembre, la Bosnia è ora in attesa di una decisione che le conferisca lo status di Paese candidato. Il Parlamento europeo riconosce gli sforzi e i progressi già fatti dal Paese, ma sottolinea la complessità e la fragilità della situazione politica interna.

La Bosnia è infatti un Paese di 3,5 milioni di abitanti tuttora diviso secondo etnie. L’accordo di Dayton del 1995 ha dato al Paese uno Stato federale dalla complessa forma politico amministrativa: tre governi di cui due sono a capo di entità autonome – la prima raggruppa i croati e i bosniaci ; la seconda raccoglie i serbi bosniaci (Repubblica serba). Il Governo centrale invece, ha una presidenza tripartita a rotazione, con un membro croato, un membro serbo e un membro bosniaco. Una situazione che, oltre a complicare l’adesione all’Unione Europea, rallenta l’adozione di riforme condivise nonchè il percorso verso la modernizzazione e la stabilità politica del Paese. Ma tant’è. Segnali incoraggianti sono percepibili, come quello ad esempio dell’accordo sulla creazione di un’autorità che dovrà negoziare con l’Unione. La strada ovviamente sarà molto lunga, ma sembra proprio che la prospettiva di un avvicinamento all’Unione, anche se oggi in piena turbolenza e incertezza sul futuro, continui ad essere un faro e una speranza di sviluppo e democrazia per quei Paesi che si trovano al di là delle sue immediate frontiere.

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