Agosto, l’Europa non va in vacanza

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È stato un mese di agosto senza o con poche vacanze, a cominciare dai molti che la crisi ha trattenuto a casa. Hanno dovuto rinunciare o ridurre le loro vacanze anche molti politici, in Italia e in Europa, alcuni alle prese con le misure di austerità e la lotta contro lo spread e altri impegnati in manovre politiche e finanziarie altre. Due gli epicentri della tensione, tra gli altri: Germania e Italia, non proprio un idillio tra due Paesi e due culture, con alle spalle un passato che ha lasciato tracce pesanti nel ricordo di entrambi i popoli e prospettive difficili per una amicizia tanto declamata quanto poco praticata.

In Germania, lo scontro più duro si è registrato tra il Presidente italiano della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, e i falchi della Bundesbank, con alla testa il loro Presidente, Jens Weidmann, che ancora oggi ha giudicato “scabrosa” l’idea di fissare un tetto agli spread dei Paesi UE, denunciando “il danno del finanziamento da parte delle banche centrali che può dare assuefazione, come una droga”. Ma Draghi non è il solo bersaglio del Presidente della Banca centrale tedesca: nel mirino è finito anche lo stesso governo tedesco che Weidmann sospetta di essere troppo condiscendente con i Paesi in difficoltà e questo nonostante che tanto la Merkel quanto il suo super-ministro delle finanze Schauble non abbiano fatto sconti alla Grecia, venuta a Berlino a perorare una dilazione per i suoi tempi di rientro dal debito.

Forse però non è un caso che questi ultimi fuochi di agosto coincidano con l’intervista rilasciata a Der Spiegel dalla Merkel in favore della creazione di un’Unione politica con la messa in cantiere di un nuovo Trattato, con una procedura da avviare nel prossimo Consiglio europeo di dicembre e un Trattato da elaborare, sembra di capire, sul modello del discusso “fiscal pact”, tra due settimane probabile oggetto di una attesissima sentenza della Corte costituzionale tedesca.

La proposta della Merkel sarà sicuramente oggetto di confronti, anche duri, la prossima settimana: già si capirà qualcosa dall’incontro del 29 agosto tra Monti e la Cancelliera tedesca, visto che poco si è capito delle conclusioni dell’incontro della settimana scorsa tra la Merkel e il Presidente francese Hollande. Che le posizioni in proposito siano distanti non è un mistero: da una parte la visione tedesca con l’economia e i controlli fiscali al centro per la Merkel, dall’altra la reticenza francese a indebolire la propria sovranità e l’esigenza di un più forte impegno per la crescita senza far ruotare tutto attorno a politiche di austerità e di rigore.

Più incerta la posizione dell’Italia, forse più disponibile a sacrificare quello che resta della sua sovranità, ma consapevole che la sua ridotta credibilità dipende dalla sua capacità a proseguire sulla strada del rigore, non solo adesso ma anche dopo le prossime elezioni il cui esito inquieta non poco i partner europei e dà fiato alla speculazione dei mercati che si aggirano come avvoltoi sul debito di Spagna e Italia.

In questo quadro va segnalato positivamente l’intensificarsi del dibattito, anche in Italia, sul futuro dell’Unione Europea per il quale, come avrebbe detto Antoine de Saint-Exupéry, “ciò che conta non è prevederlo, ma assicurarsi che ci sia”. Oggi, dopo il concerto delle Cassandre dei mesi passati, sono in molti credere che euro ed Europa un futuro lo avranno, ma pochi si arrischiano a descrivere il profilo della futura Unione. La maggioranza, se non tutti quelli che credono nel futuro dell’UE, convengono su una cosa: questa Unione è arrivata al capolinea, sulla sua strada ha realizzato molte conquiste, ma la globalizzazione da una parte e la crisi esplosa nel 2008 l’hanno stremata e adesso va reinventata, trasformandola in un’Unione politica di natura federale, con maggiori poteri ma anche con una più compiuta legittimazione democratica per riavvicinarla ai suoi cittadini ed evitare che alcuni Paesi, uno in particolare, prevalgano sugli altri commissariandone i governi, siano questi politici o tecnici.

Saranno questi, prima di tutto, i temi sul tavolo in vista delle prossime elezioni europee del 2014: non è troppo presto affrontarli fin da subito.

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