Africa vittima di molteplici colpi di Stato

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Sono pochi i Paesi dell’Africa in cui la situazione politica, economica e sociale sia tale da garantire stabilità e benessere alla popolazione. L’Africa oggi è un vasto continente, con ingenti risorse naturali e materie prime, da sempre oggetto di interessi economici internazionali e dove si contano i Paesi  più poveri del mondo.

Non mancano guerre un po’ ovunque e nell’ultimo decennio, la presenza di organizzazioni armate di matrice salafita- jihadista in Africa subsahariana sta mettendo a dura prova la sicurezza e la tenuta dell’intera regione. Non solo, ma il raccordo tra tali organizzazioni e uno Stato islamico (IS) rinvigorito, sta gettando un’ombra di conquista su tutto il continente. 

E’ in un contesto quindi di insicurezza ma anche di precarietà finanziaria ed economica, di fallita lotta contro la povertà e la disoccupazione, di promesse di riforme non mantenute, di non protezione delle popolazioni e di poca attenzione alla fragilità delle Istituzioni che da due anni a questa parte avvengono, nell’Africa occidentale in particolare, ripetuti colpi di Stato, una pratica che sembrava appartenere ad un lontano  passato e a dittatori di fama alquanto sinistra. 

Primo golpe in Mali nell’agosto 2020, in Ciad nell’aprile 2021, di nuovo in Mali nell’aprile 2021, in Guinea nel settembre 2021, in Sudan nell’ottobre 2021 e il 24 gennaio scorso in Burkina Faso. Sebbene si debbano fare le dovute distinzioni sulle condizioni di partenza dei vari Paesi e le loro caratteristiche, certo è che i militari hanno ovunque preso il potere con metodi analoghi, rispecchiando in parte le attese espresse della popolazione e godendo di un suo relativo sostegno, promettendo un periodo di transizione e di riforme e un ritorno all’ordine costituzionale e alla competizione elettorale. Un ritorno di cui non si conosce, per il momento, né l’autentica disponibilità, né la data, come lo dimostrano in particolare il Mali e la Guinea, insensibili ai richiami della CEDEAO (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale) al riguardo. 

Per quanto riguarda il Burkina Faso, il colpo di Stato del 24 gennaio si è consumato con l’accusa dei militari nei confronti del Presidente Roch Marc Christian Kaboré di incapacità à sconfiggere l’insurrezione jihadista iniziata nel 2015 nel nord del Paese, un conflitto che ha già causato più di 2000 morti e 1,5 milioni di sfollati. La popolazione, stanca di violenze, di privazioni, di incertezze sul futuro e sulla stabilità del Burkina, ha accolto con sollievo e speranza l’arrivo dei militari. Un’accoglienza dai risvolti inquietanti, carica di incognite non solo sul percorso della pace e della stabilità regionale, oggi fortemente compromesse dal terrorismo jihadista ormai presente in tutto il Sahel, ma anche per quanto riguarda la prospettiva di un rientro nell’ordine costituzionale e rispettoso dei diritti fondamentali nel Paese. 

L’Unione Europea guarda con misurata apprensione allo svolgersi dei ripetuti colpi di Stato in quella parte di Africa che è il Sahel. Una terra la cui storia si è lungamente e dolorosamente incrociata con  l’occupazione coloniale di alcuni dei suoi Stati membri, in particolare con quella della Francia, ancora presente per interessi economici e discutibile sostegno militare nella lotta al terrorismo. Certo è che la stabilità dell’Africa e in particolare del Sahel, è cruciale per il futuro delle relazioni dell’UE  con l’insieme del Continente africano, oggi sotto particolare attenzione e presenza di altri attori, come la Cina e in parte la Russia e la Turchia, poco sensibili allo sviluppo umano, al benessere e ai diritti di tanti cittadini.

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