Africa, terra generosa e di conflitti

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La barbara uccisione dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Jacovacci e del loro autista Mustapha Milambo nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, ci porta a rivolgere con apprensione lo sguardo verso l’Africa, un continente ancora legato all’Occidente da una pesante storia di colonialismo e che non riesce a trovare pace e sviluppo. Un continente fatto tuttavia di giovani, spesso in cerca di cambiamento e di un futuro migliore e sui quali pesano i tanti conflitti in corso ovunque. 

Uno studio pubblicato alcuni giorni fa indica infatti che circa una decina di conflitti armati, vecchi e nuovi, sono in corso in Africa, facendo di quel continente la regione più colpita al mondo. Sono conflitti spesso ignorati, che oscillano fra antichi odi etnici, guerre civili e nuove aperture e adesioni al terrorismo islamico. 

L’Est del Congo è, ad esempio, in preda alle violenze di molti gruppi armati da molti anni a questa parte. Alla frontiera fra Congo, Uganda e Ruanda, dove ancora si sentono gli echi del terribile eccidio ruandese del lontano 1994, questi gruppi si contendono con estrema violenza, territori e cospicue risorse minerarie, costringendo le popolazioni a fuggire. Tanta violenza è continuamente denunciata in particolare dal Dottor Denis Mukwege, Premio Nobel per la pace nel 2018 ,“il dottore che ripara le donne”, vittime di stupri. Secondo un rapporto dell’ONU dello scorso gennaio, sarebbero state più di 200.000 le persone costrette a fuggire dall’est verso l’interno del Paese e verso gli Stati confinanti in meno di due mesi.

Ancor più nell’ombra è l’instabilità in Centrafrica, iniziata in particolare a partire dal 2013 con ripetuti attacchi al potere centrale da parte di numerosi gruppi ribelli armati i quali, oggi, controllano più dei due terzi del Paese. La tensione e l’insicurezza sono salite ancora agli inizi di quest’anno con la rielezione contestata del Presidente Touadéra. Il lungo conflitto ha portato la popolazione allo stremo: su circa cinque milioni di abitanti più del 40% necessita di assistenza umanitaria e il tasso di mortalità infantile è altissimo. Anche in Centrafrica le risorse minerarie, in particolare i diamanti e l’oro, non sono estranee ai conflitti in corso, e non solo da parte dei ribelli locali, ma anche da parte di avidi interessi internazionali.

Un altro violento conflitto iniziato quattro mesi fa e che non accenna a spegnersi, è quello scoppiato fra l’Etiopia e la sua regione settentrionale del Tigrai. Un conflitto che richiama tutte le difficoltà di un Paese che deve comporre con i governi locali delle sue nove regioni e delle sue circa 80 etnie. Secondo Paese più grande dell’Africa con 100 milioni di abitanti, l’Etiopia aveva destato speranza di unità e pace con l’arrivo al potere del primo  ministro Abiy Ahmed, insignito del premio Nobel per la pace nel 2019. Una pace mai perseguita e sempre più lontana, visto che questo conflitto ha già causato migliaia di morti, decine di migliaia di profughi e quasi cinque milioni di persone in piena crisi umanitaria. 

Queste sono alcune delle tante guerre che si combattono in Africa. Ma non va soprattutto dimenticato che l’Africa è ormai terra ambita da parte di tanti gruppi jihadisti affiliati allo Stato islamico o al-Qaeda e spesso anche in guerra fra loro. Colpiscono ormai in tutto il Sahel e anche oltre, dalla Mauritania al Niger, dal centro del Mali al Ciad, al Burkina Faso e alla Nigeria, dalla Somalia al Camerun e al Mozambico. 

Questa è l’Africa che si estende al di là del nostro Mare Mediterraneo. L’Unione Europea sta tentando di dare vita ad una nuova strategia di rapporti e di partenariati per un futuro sviluppo economico, sociale ed umano del Continente. Si tratta di una strategia che dovrà inevitabilmente incrociare un passato che affonda le sue radici in una storia comune, un presente dai risvolti molto spesso drammatici e un futuro che potrebbe avere potenzialità eccezionali.

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