A Strasburgo il discorso sullo stato dell’Unione

Il rito si ripete puntualmente alla vigilia dell’autunno, quando le foglie morte cominciano a cadere e le Istituzioni europee cercano di tornare a rivivere dopo l’interruzione estiva.

Si ricomincia a settembre con il discorso del Presidente della Commissione europea su “Lo stato dell’Unione” e si proseguirà fra due settimane con un altro rito, importante e anche più decisivo per quello che resta della nostra vita democratica, quello delle elezioni politiche in Germania, con la consacrazione quasi certa alla Cancelleria di Berlino di Angela Merkel, al suo quarto mandato consecutivo.

I due eventi, di non comparabile portata politica, sono legati tra loro da un filo rosso, destinato a tessere la tela di una possibile – e sempre più necessaria – nuova Unione Europea per la quale il discorso di Jean-Claude Junker di questa settimana a Strasburgo prova a rimettere in moto il telaio.

Davanti al Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria, il Presidente della Commissione ha delineato un quadro di luci e ombre di questa un’Unione, ricavandone la conclusione che è venuto il momento di tentarne il rilancio, dopo la nuova presidenza della Repubblica francese e, molto di più, dopo la riconferma a breve della “vecchia” Cancelliera tedesca.

Nel suo intervento Juncker ha preso le mosse dai molti problemi concreti che vive l’Europa e dall’esigenza di trovarvi soluzioni. Sottolineata l’importanza dell’industria europea, vi è stato un richiamo severo all’industria automobilistica, accusata di aver ingannato i cittadini-consumatori. E’ stato riconfermato l’impegno nella lotta al surriscaldamento climatico nonostante la defezione di Trump dall’accordo di Parigi e annunciata la creazione di un’Agenzia europea per la cyber-sicurezza. Ampio spazio, con toni non privi di franchezza, Juncker l’ha riservato al tema delle migrazioni, ripetendo che su questo fronte l’Italia “ha salvato l’onore dell’Europa” e ricordando la buona collaborazione col governo Gentiloni e la necessità di destinare risorse importanti allo sviluppo dell’Africa.

Non sono mancati giudizi severi sui rischi che corre la democrazia in Turchia, per la quale si allontana la prospettiva di adesione all’UE, mentre viene sollecitata quella dei Balcani occidentali, ma dopo il 2019. Una particolare attenzione è stata destinata al rafforzamento della lotta al terrorismo, grazie al potenziamento delle competenze del Procuratore europeo e la proposta della creazione di un Organismo europeo d’indagine e prevenzione, nel quadro di uno sviluppo della politica estera e di difesa comune, con la prospettiva di giungere entro il 2025 a un’Unione europea della difesa, in accordo con la NATO.

E’ venuto adesso il momento di lavorare al futuro dell’Unione a 27 (con buona pace di Brexit) ed essere pronti per la nuova Europa, quando nel marzo del 2019 la Gran Bretagna lascerà l’UE.

La nuova Unione dovrà avere al centro alcuni valori fondamentali, quali la libertà, le pari opportunità e lo stato di diritto, oggi messi a rischio anche all’interno dell’UE e Istituzioni più efficienti, anche in assenza di nuovi Trattati.

Naturalmente era atteso – e non è mancato – un messaggio a proposito della creazione di un Fondo monetario europeo e di un ministro europeo dell’economia, con competenze che la Commissione non ha alcuna intenzione di perdere né di limitare, almeno in questa fase, alla sola eurozona. Sarà interessante vederne l’evoluzione nei prossimi mesi.

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