A quando l’Europa della difesa?

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L’urgenza imposta dalla pandemia da Covid-19 e l’euforia che ha fatto seguito alle decisioni del Consiglio europeo con il “Piano per la ripresa” e le imponenti risorse destinate al rilancio dell’economia europea hanno fatto velo ad altre urgenze ancora rinviate, come nel caso della politica europea per la difesa.

Il tema attende da tempo di essere affrontato, almeno da quando nel 1954 la Francia impedì l’adozione del Trattato che avrebbe istituito la Comunità europea della difesa. Da allora di difesa europea molto si è parlato e poco si è fatto, complici il protagonismo USA su questo fronte e le reticenze europee alimentate da una concezione miope della sovranità nazionale.

Adesso che la svolta europea in corso ha aperto un varco verso la costruzione di una sovranità europea e che l’alleato USA è giunto a ritenere “obsoleta” l’Alleanza atlantica, potrebbe essere venuto il momento di tornare ad affrontare l’argomento. Spinge a farlo soprattutto il disordine delle relazioni internazionale, la ripresa di politiche di riarmo di molti Paesi e le tensioni che si registrano nel mondo: più vicino a noi le scorribande, anche militari, nel Mediterraneo di Turchia e Russia e, nell’area del Pacifico i segnali di una nuova “guerra fredda” che sembra crescere tra la gli USA, con i suoi alleati nell’area, e la Cina. Quanto basta per non perdere altro tempo e sollecitare una politica comune europea della difesa.

Non che alcuni primi passi non siano stati fatti, grazie ad alcuni progetti di cooperazione tra diversi Paesi UE, nell’industria degli armamenti; troppo poco però nell’elaborazione di una politica comunitaria della difesa, per la quale manca a monte una politica estera comune, che solo una sovranità europea condivisa può rendere possibile.

Come dire che siamo ancora lontani da quel traguardo e a poco finora sono servite le spinte venute in particolare dalla Francia di Emmanuel Macron (tra un riflesso di riparazione per quanto accaduto nel 1954 e l’opportunità offerta dalla Brexit alla Francia di essere l’unica potenza nucleare nell’UE), confrontato alle comprensibili reticenze della Germania cui riesce difficile, dopo quanto accaduto nel secolo scorso, prendere la testa di una politica europea di difesa.

Un ulteriore passo avanti, rispetto alle cooperazioni puntuali già in atto, sarebbe dovuto venire dalla proposta del bilancio 2021-2027, presentata dalla Commissione di Ursula von der Leyen, ministra tedesca della difesa nel governo Merkel, prima di diventare Presidente della Commissione europea. 

Dopo il Consiglio europeo dei giorni scorsi le cose non sembrano accelerare in questa direzione, anche se è politicamente importante che esistano nel bilancio 2021-2027 capitoli di spesa in merito. 

La proposta di una dotazione finanziaria significativa per un’azione comune in materia di difesa è stata ridotta rispetto al progetto di bilancio della Commissione, sostenuto dalla Francia, ma vi sono destinati 3 miliardi di euro, cui si aggiungono 13 miliardi destinati allo spazio, 1,5 miliardi per la mobilità militare all’interno delle frontiere UE e 5 miliardi per finanziare le missioni di sicurezza e di difesa comune. Niente di comparabile con il 750 miliardi del “Piano per la ripresa” e ancora poco rispetto ai 1074 miliardi del bilancio 2021-2027.

Sull’argomento però l’ultima parola non è ancora stata detta: il Parlamento europeo, Autorità di bilancio insieme con il Consiglio, ha già chiaramente fatto sapere che non condivide questo e altri tagli deliberati dal Consiglio europeo e lo ha scritto nero su bianco, nella sua Risoluzione adottata il 23 luglio a larghissima maggioranza (465 voti favorevoli, 150 contrari e 67 astensioni). Salvo imprevisti, sarà ottobre il mese della decisione finale sul bilancio: qualche novità – e forse qualche passo avanti – in materia di azione comune di difesa non è da escludere.

1 COMMENTO

  1. Buon pomiriggio di domenica Franco.
    Non mi permetterei mai di suggerire qualcosa in materia di tematiche europee per la mia inesperienza.
    Mi sento comunque di far notare, se non già previsto, l’utilità di un (intervento-mozione) da parte di APICE da sottoscrivere anche dalle organizzazioni sindacali riguardante l’incentivazione di un’azione decisa ad investire sulla Difesa in Europa da sottoporre all’attenzone dei parlamentari tanto del Consiglio come del Parlamento Europeo. Processo che risulta stare molto a cuore alle organizzazioni sindacali come a tante organizzazion di carattere umanitario.
    Certo, ottobre è vicino e probabilmente necessitano energie e mezzi. Non so se sia possa fare qulcosa.
    Ogni sforzo comunque è importante come già sta facendo questa nobile Associazione per arrivare ad una Europa Unita nella sua completezza!
    Un cordiale augirio di ogni bene.

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