
Il 25 ottobre scorso ha segnato una data importante nel calendario delle elezioni previste in Europa e nel mondo. In Brasile, dopo incertezze e interrogativi per il risultato di un secondo turno elettorale, il Presidente uscente Lula è stato rieletto per la quarta volta (51,8% dei voti), superando Flavio Bolsonaro (48,2%), candidato di estrema destra e vincitore al primo turno.
Una vittoria per Lula non scontata, ottenuta in un contesto regionale dove quasi tutti i Paesi hanno imboccato la strada della destra e dell’estrema destra, sostenuti senza veli dall’Amministrazione Trump e dalla sua strategia di sicurezza, ovvero di esclusiva influenza statunitense sull’America Latina. La vittoria di Lula al riguardo riporta innanzitutto sotto i riflettori una nuova e complicata prospettiva nei rapporti con Washington, prospettiva racchiusa fra la difesa della sovranità nazionale del Paese, i rapporti economici e commerciali con il resto del mondo, in particolare con la Cina, i BRICS e l’Europa, la difesa della democrazia, del multilateralismo e dell’ambiente in Amazzonia. Significative le sue parole all’annuncio della vittoria :”Questo Paese non accetta di essere il cortile di casa di nessuno”:
Sul piano interno, la vittoria di Lula ha inoltre messo in evidenza sia la polarizzazione del Brasile ma anche le aspettative di quella fetta di popolazione che lo ha portato alla vittoria nel secondo turno. Sfida particolarmente acuta se si pensa alle recenti elezioni legislative del 4 ottobre scorso in cui la destra conservatrice e di Bolsonaro ha ottenuto la maggioranza in Parlamento, vale a dire il 55,8% alla Camera e il 63% al Senato. Lula sarà quindi chiamato a governare in condizioni particolarmente ostili e cariche di compromessi e concessioni sia a livello sociale che politico e con la necessità di mantenere in equilibrio la situazione economica del Paese.
Infine, Lula del quarto mandato presidenziale, dovrà anche fare i conti con la profonda trasformazione in corso della società brasiliana, caratterizzata da una forte e storica riduzione della povertà, grazie proprio alla politica sociale di Lula nei mandati precedenti, che ha generato una ancor fragile classe media dalle esigenze di nuovi e adeguati investimenti e più solide prospettive economiche e digitali.
Spostando l’attenzione dal Brasile ai confini immediati dell’Europa, è importante sottolineare i risultati delle elezioni legislative in Serbia. Dopo due anni di manifestazioni, i giovani e gli studenti, con il loro movimento e la loro Lista, appoggiata dalle opposizioni, hanno vinto le elezioni. Un vento nuovo portato dalla fiducia nei giovani, dalla loro lotta nei confronti di vecchie politiche di corruzione e clientelismo e in difesa della democrazia, sta in effetti soffiando sul Paese. L’ex Presidente e candidato Alexandar Vucic ha ammesso la sua sconfitta e per il Paese dei Balcani, candidato all’adesione nell’Unione Europea, si tratta di un vero e proprio momento di svolta storica.
Si tratta di una vittoria raggiunta in un momento in cui i giovani e gli studenti manifestano in tutta Europa ma una vittoria che indica anche la responsabilità di tradurre un movimento in un progetto politico. Da questo punto di vista i ragazzi serbi hanno una grande responsabilità, con la speranza che l’Europa colga l’importanza e il messaggio di questa giovane vittoria e l’accompagni con il dovuto sostegno verso un nuovo futuro.












