
Ferve il dibattito sulle sorti future dell’Unione Europea: per qualcuno isola di democrazia nel mondo e ultimo argine per la difesa del diritto; per altri, un ambizioso progetto politico sul viale del tramonto.
Il tema ha ripreso vigore nel ricordo di quanto avvenne a Yalta dove, nel febbraio del 1945, i futuri vincitori della Seconda guerra mondiale si divisero una parte consistente del mondo.
Allora al tavolo sedevano lo statunitense Franklin Delano Roosvelet, il britannico Winston Churchill e il sovietico Iosip Stalin. Nella futura ipotetica Yalta sempre tre sono i posti a tavola, ma assente l’Europa e presente la Cina.
Ad oggi tutto questo è ancora fantapolitica, ma nemmeno tanto, almeno nelle intenzioni dei tre imperi pronti a dividersi il mondo nel quadro di questa “terza guerra mondiale a pezzi” tuttora in corso.
Vi ambiscono due predatori, complici in affari, come Donald Trump e Vladimir Putin e l’imperatore emergente Xi Jinping, dei tre quello che sa di avere il tempo dalla sua, rispetto all’evidente affanno degli altri due compari, non lontani da una possibile resa dei conti politica.
A quel tavolo non è prevista l’Unione Europea, non tra i convitati, certamente nel menu, un boccone ghiotto per le sue risorse economiche e finanziarie, per la sua proiezione commerciale, ma soprattutto un convitato non gradito per il suo attaccamento alla democrazia, al rispetto dello Stato di diritto, per la sua “economia sociale di mercato” regolata tra le parti e per il suo welfare.
Agli occhi dei rinascenti imperi il progetto politico dell’Unione Europea, la sua tenace opera di riunificazione continentale, la sua cultura aperta al dialogo multilaterale risulta un inciampo sulla strada di una globalizzazione non governata, nella transizione in corso tra la forza del diritto e il diritto della forza che tanto piace a dittatori ed autocrati.
I tre candidati “imperatori” avranno presto occasione di vedersi e misurare le rispettive mire espansioniste: Putin per provare a proseguire nella restaurazione dell’impero zarista e tenere sotto pressione l’Europa; Trump per allargarsi nelle due Americhe e dintorni, non solo a sud (non in Brasile per ora) ma anche a nord, nel Canada fino in Groenlandia, e Xi Jinping per consolidare la sua zona di influenza nel Pacifico, in competizione con l’India e mantenendo una Russia ridimensionata a suo “junior partner”. Blinderebbe il tutto se riuscisse, da parte del trio, l’operazione in cantiere di imporre Viktor Orban al posto di Segretario generale dell’ONU.
E l’Unione Europea in questo ipotetico disegno imperiale? Come ha ricordato agli europei il Premier canadese, Marc Carney, si sa come va: “se non siedi al tavolo, sei nel menu”.
Ma perché l’Unione possa sedere al tavolo, bisogna che tutti i suoi membri comincino con lo stare loro allo stesso tavolo, si parlino e decidano che cosa fare del loro importante comune potenziale economico e politico.
Dovranno rapidamente adottare regole che permettano di decidere anche a maggioranza quando necessario, pronti anche a consentire ad una loro avanguardia di procedere più rapidamente nel processo di integrazione come è stato fatto, tra l’altro, con l’adozione dell’euro, diventata poi la moneta di 21 Paesi UE.
Sarà anche necessario accelerare verso una sovranità europea in grado di rafforzare sovranità nazionali legittime, ma anche inadeguate, per dimensioni demografiche e forza economica e politica, ad affrontare la prepotenza degli imperi. Senza dimenticare le occasioni offerte all’UE dalla fragilità storica degli imperi e dai loro interessi divergenti, come nel caso della necessità della Cina di entrare sul mercato europeo.
L’Unione Europea resisterà alla volontà di dominazione degli imperi se saprà coniugare l’orgoglio della sua storia e il patrimonio delle sue risorse umane e finanziarie con l’urgenza di consolidare la sua sicurezza interna con una difesa comune dei suoi territori.
Potrà riuscirci se avrà il coraggio di Davide di fronte a Golia.












