Dublino guida l’UE: la partita del nuovo QFP si complica 

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Dal 1° luglio, dopo il semestre di Cipro, è l’Irlanda a guidare la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, l’istituzione in cui siedono i governi dei ventisette Stati membri. Le priorità del programma irlandese sono competitività, valori e sicurezza, ma la vera sfida resta il negoziato sul bilancio 2028-2034. Come facilitatore tra gli Stati, Dublino dovrà trovare un equilibrio tra posizioni divergenti, tra nuove richieste di spesa e domande di revisione delle politiche tradizionali, presentando una nuova “nego-box” (cioè una proposta di negoziato) sulle cifre entro ottobre.

L’Irlanda si distingue in UE per due particolarità: una posizione marginale nelle politiche di difesa e armamenti, e la presenza sul suo territorio della maggior parte delle grandi aziende tech, soprattutto statunitensi. Da non dimenticare che oggi circa tre quarti dei cavi sottomarini dell’emisfero settentrionale passano vicino o attraverso le acque irlandesi, rendendo questo Paese un nodo cruciale per la connettività internazionale, la sicurezza fisica e cyber di queste infrastrutture, oltre che la protezione e controllo dei dati. 

Da qui i timori legati alla proposta della Commissione di introdurre, tra le nuove risorse proprie, un contributo fisso per le grandi imprese (CORE). Dublino è da tempo accusata di essere troppo accondiscendente verso le big tech USA. Infatti, pur senza evidenze di irregolarità, alcuni osservatori si chiedono se Dublino possa essere percepita come un arbitro pienamente neutrale nella regolazione dei grandi operatori digitali. Il dibattito è alimentato anche dal tema delle revolving doors (i passaggi di persone tra incarichi pubblici e privati) e dal forte peso delle Big Tech nell’economia irlandese. Ad oggi, comunque, la linea ufficiale del governo irlandese è quella di una regolamentazione ben più rigorosa rispetto al passato.

L’obiettivo condiviso resta un’intesa sul QFP entro fine 2026, per consentire l’adozione tempestiva dei regolamenti attuativi e l’avvio regolare della programmazione 2028-2034. Uno slittamento, in coincidenza con importanti scadenze elettorali in diversi Stati membri, rischierebbe di destabilizzare il processo decisionale e ritardare i programmi, con discontinuità nell’uso dei fondi e ricadute sulla capacità di spesa delle amministrazioni.

Per approfondire: Presidenza irlandese del Consiglio UE: implicazioni per la politica di coesione e il QFP 2028-2034, Difesa e Bigh Tech: la presidenza dell’Ue mette alla prova l’Irlanda, Ue, inizia il semestre irlandese. Il nodo del rapporto tra Dublino e le Big Tech

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