L’ultimo Eurobarometro dedicato al rapporto tra i giovani e gli schermi mostra l’impatto che il mondo digitale sta esercitando sulle nuove generazioni. I social media sono ormai una componente sempre più stabile nella vita quotidiana, ma il loro uso eccessivo ha un peso crescente sul benessere psicofisico. Oltre il 70% dei giovani europei dichiara di passare più tempo online di quanto vorrebbe, affermando di sentirsi spesso stanco o distratto dopo un lungo utilizzo.
I più giovani riconoscono che la connessione offre nuove opportunità, come accesso rapido all’informazione, socialità, creatività, ma anche un forte senso di ansia e pressione sociale. Non è solo una questione di ore trascorse davanti allo schermo, ma di come i contenuti vengono proposti. Notifiche continue, feed invasi da nuovi aggiornamenti in ogni momento: la sensazione del “se non sei online, ti perdi qualcosa”. La preoccupazione principale è l’essere costantemente esposti a modelli idealizzati e irraggiungibili, che alimentano confronto sociale e insicurezza.
La qualità del sonno è uno degli aspetti più compromessi: circa il 60% rimane connesso fino a tarda notte, con effetti diretti sulla concentrazione e sull’umore del giorno dopo. Anche le relazioni offline risentono di questa presenza costante: il 45% fatica a “staccare” quando è con amici o familiari.
Per la Commissione europea, questi segnali confermano la necessità di rafforzare l’educazione digitale e la tutela dei minori online. L’obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma riconoscere che l’ecosistema digitale non è neutrale e che i più giovani non possono essere lasciati soli a gestire gli effetti di una regolazione insufficiente.
Un’Europa che punta alla transizione digitale riconosce come il benessere dei giovani sia ormai un indicatore politico. Comprendere come le vite siano influenzate dagli schermi significa decidere che tipo di cittadinanza digitale vogliamo costituire e quali responsabilità ricadono sulle istituzioni e sulla società.
Per approfondire: Impact of excessive screen time and social media on young people’s mental health













