
Bisognerà che un giorno gli europei si decidano in quale configurazione affrontare il futuro dell’Ucraina, cominciando dalle figure geometriche più semplici senza scivolare in improbabili forme trapezioidali.
Per l’Europa, confrontata alla guerra in corso, sarebbe auspicabile la compattezza del cerchio in grado di raccogliere in un unico schieramento tutti i Paesi europei al di qua della frontiera con la Russia. In attesa di quel giorno sembra che si parta dal quadrato, se inevitabile dal triangolo.
Quattro lati del quadrato, denominato E4 nel gergo geopolitico incomprensibile ai più, sembravano portarsi alla guida della numerosa schiera della “coalizione dei volenterosi” grazie all’impegno di Francia, Regno Unito, Germania e Italia: dopo gli eventi della settimana scorsa sembra che un lato si sia defilato e così si riparte dal triangolo dei primi tre Paesi citati, senza l’Italia.
Sempre che a ristabilire il quarto lato non si avanzi un altro Paese come la Polonia, importante per la sua geografia e la sua storia, o la Spagna, Paese che rifiuta la sottomissione agli Stati Uniti di Donald Trump. Sono tutti Paesi oggi presenti nella NATO, ma segnati da sensibilità politiche diverse verso l’ex-alleato americano, ma non ancora in grado di dare una qualche consistenza ad una autonomia strategica dentro l’Alleanza militare, in vista di costruirne una nuova.
I tre Paesi che si propongono oggi alla guida nel sostegno all’Ucraina hanno profili politici diversi nella NATO: la Francia, da sempre in tensione con gli USA, la Germania più docile ma recentemente più inquieta e il Regno Unito, un alleato reduce da una “partnership speciale” con gli USA, oggi molto indebolita.
Dei tre Paesi due, Francia e Regno Unito, detengono l’arma nucleare e un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU; la Germania, reduce da un’umiliazione nella formazione delle gerarchie ONU, impegnata in un riarmo nazionale, magari dotato della deterrenza nucleare.
Dei due Paesi, tra loro equivalenti per peso demografico e di possibile rincalzo per ricostruire il quadrato, la Polonia ha sviluppato un forte potenziale militare destinandovi risorse importanti, mentre la Spagna tiene un profilo militare basso, rifiutando di incrementare, come richiesto da Trump la spesa nel settore.
E poi, oggi in fondo alla lista, ci sarebbe l’Italia che nella “coalizione dei volenterosi” ha esitato ad affacciarsi, sottraendosi costantemente ad impegni militari, al punto che non stupisce se la presidente del Consiglio non sia stata invitata domenica scorsa al vertice a Londra, con Zelensky, dei tre capofila, Francia, Regno Unito e Germania, non portando in partita l’Italia nel quadrato politico che si va formando.
Da chiedersi quale sia la strategia italiana in una materia oltremodo sensibile come la politica estera, una volta euro-atlantica, recentemente più atlantica che europea, adesso in solitudine come non si potrebbe permettere nemmeno una grande potenza, figuriamoci questa Italia.
Non che la presidente del Consiglio non sia stata attiva oltre frontiera, il problema è se lo abbia fatto con i partner giusti. Il lungo idillio con gli USA, gli ammiccamenti con regimi autoritari come l’Ungheria di Orban e non solo, le volenterose proiezioni nel quadrante mediterraneo alla ricerca di forniture energetiche non sembra possano giovare all’Italia se non si fa quarto lato del quadrato con Germania, Francia e Regno Unito, trascurando Paesi più attivi nell’UE come Polonia e Spagna, mancando di portarsi al centro del cantiere europeo in rapida evoluzione. L’Italia potrà forse recuperare nei prossimi giorni, nella riunione a dominante militare dell’E5, dove sarà presente con la Polonia: la forma geometrica del “pentagono”, grazie al nome di consonanza americana, potrebbe aiutarla.
E’ questa la stagione in cui ci si appresta a costruire una nuova Unione Europea, non esserne protagonisti annuncia ruoli marginali in futuro, come invece questa nostra tanto declamata “Nazione” meriterebbe per la sua storia e la sua sicurezza.












