Turchia tra Oriente e Occidente e difesa europea

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Le immagini video che hanno mostrato al mondo la disumanità del  trattamento israeliano riservato agli attivisti della Global Sumud Flottilla, sequestrati, torturati ed umiliati, continuano a generare indignazione, soprattutto nella società civile. Il pensiero corre sempre infatti alle inimmaginabili sofferenze della popolazione di Gaza.

Liberati da Israele, gli attivisti sono stati accolti dalla Turchia e rientrati nei loro paesi d’origine, con la ferma intenzione di non rinunciare al progetto di portare la loro solidarietà a Gaza, malgrado tutto.

L’approdo in Turchia offre l’occasione per puntare i riflettori sul Paese del Presidente Erdogan, sulla sua politica interna, sul suo ruolo sullo scacchiere internazionale e sul suo rapporto con l’Unione Europea,  in un periodo particolarmente complesso di incertezze e mutamenti geopolitici nonché di conflitti che stanno ridisegnando il futuro delle relazioni internazionali.

La Turchia, Paese membro della NATO collocato sul fianco orientale dell’Alleanza Atlantica, guarda ad un’Europa che per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale si ritrova aggredita da est con la guerra mossa dalla Russia all’Ucraina e ad Ovest è sotto la pressione degli Stati Uniti del Presidente Trump che ha lanciato il suo attacco ideologico con l’obiettivo di indebolire l’architettura politica, economica e di difesa dell’Unione. 

In questo contesto la Turchia, a partire soprattutto dall’inizio della guerra in Ucraina, ha  sempre cercato di mantenere una posizione di equidistanza fra le due potenze, anche se tale posizione comportava e comporta tuttora tutta una serie di  contraddizioni politiche. In primo luogo, ad esempio, la ricerca di una posizione più determinante di Ankara all’interno della NATO, dove già si colloca al secondo posto per importanza del suo esercito, e questo in un momento in cui  l’Alleanza deve far fronte alle minacce e all’ostilità degli Stati Uniti. D’altro lato, la Turchia non ha esitato, nel 2019, ad acquistare dalla Russia potenti missili antiaerei, acquisto che ha seminato incertezza e circospezione nei confronti di Ankara all’interno della NATO stessa. Non solo, ma la Turchia continua a intrattenere legami commerciali importanti con Mosca, in particolare per quanto riguarda, malgrado le sanzioni internazionali, le importazioni di petrolio e gas, indebolendo sempre più la sua stessa credibilità sullo scacchiere europeo.

Sul tema della difesa, ad esempio, aspetto cruciale dell’attualità politica dell’Unione, la Turchia è diventata un attore importante ed inevitabile in un settore in pieno sviluppo. L’obiettivo di Ankara è quello di giocare un ruolo sempre più importante e strategico per il futuro della sicurezza dell’ Europa. Le recenti dichiarazioni di Erdogan, al riguardo, sono rivelatrici :” La sicurezza dell’Europa, senza la Turchia, non sarà possibile”. Ma la sua politica estera che oscilla tra adesione ad alcune politiche USA e il sostegno alla Russia e all’Iran, nonché la sua posizione strategica nel Mediterraneo e in Medio Oriente in un contesto geopolitico globale in piena e incerta evoluzione, diventano aspetti problematici per un partenariato affidabile, come continua ad essere problematica, dal 2005, la  candidatura, in sospeso, di adesione all’Unione europea.

Ed infine, non meno problematica e politicamente inquietante è la deriva sempre più marcata verso  un regime autoritario del Presidente Erdogan. Da anni è infatti in corso una sistematica repressione dell’opposizione e un indebolimento dello Stato di diritto. Ne è ancora oggi la prova con la rimozione giudiziaria di un esponente del principale partito d’opposizione. Le elezioni presidenziali non sono lontane, nel 2028,  elezioni che Erdogan non ha nessuna intenzione di perdere. Anche a costo di sacrificare quel poco che resta della democrazia turca.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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