
Prosegue la battaglia del Comitato delle Regioni (CdR) contro le ipotesi di riforma del bilancio europeo avanzate dalla Commissione europea lo scorso luglio, attualmente in fase di negoziato.
Riassumendo, la Commissione ha proposto di strutturare il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) attraverso Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) per ciascuno Stato membro, sul modello dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell’era Covid, che costituirebbero così l’ossatura dei finanziamenti UE a Stati, regioni ed enti locali. La discontinuità rispetto ai QFP passati sarebbe duplice: da un lato, si andrebbe verso una concentrazione dei negoziati tra istituzioni UE e Stati membri, limitando il ruolo di regioni ed enti locali nella governance multilivello e accorpando finanziamenti precedentemente distinti (come per la coesione e l’agricoltura) in nome della semplificazione burocratica; dall’altro, si vorrebbe consolidare il quadro della performance adottato con i PNRR (che prevede l’erogazione dei fondi UE solo dopo il raggiungimento degli obiettivi prefissati), a sostituzione del modello attuale basato sul rimborso delle spese rendicontate.
Sono mesi che il CdR è contrario all’ipotesi di centralizzare le decisioni di spesa, la quale minerebbe la governance multilivello e il principio di sussidiarietà, e alla riduzione dei fondi di coesione. Se è vero che serve migliorare l’efficienza dei fondi europei, il Comitato ritiene che sia un errore farlo al costo di aumentare le disuguaglianze socio-economiche tra le regioni: è per questo che propone l’adozione del principio di salvaguardia “non danneggiare la coesione” come clausola trasversale a tutte le politiche dell’Unione.
Anche sul requisito della performance sono emerse criticità, dal momento che limiterebbe l’accesso ai fondi per le regioni più depresse e con minor capacità istituzionale, in contraddizione con la logica redistributiva delle politiche di coesione. Inoltre, secondo Luca Menesini, relatore sul tema al CdR, “la pressione sui target ha spinto molte autorità a scegliere i progetti più facili invece dei più utili”.
Nella plenaria del 6 maggio, i membri del Comitato sono stati compatti nella difesa della governance multilivello, opponendosi a una centralizzazione che a loro avviso danneggerebbe sussidiarietà e coesione territoriale. Hanno richiesto un aumento dei budget destinati ai PPNR, in linea con la posizione del Parlamento europeo, l’obbligo per gli Stati membri di integrare gli enti subnazionali nella programmazione dei piani di spesa, e l’inserimento di una “clausola di sussidiarietà”, ossia il diritto di regioni ed enti locali di invocare il respingimento dei PPNR in caso di un loro scarso coinvolgimento.
Siamo in una fase di confronto istituzionale che proseguirà nei prossimi mesi, e che sarà decisiva per stabilire le sorti della coesione europea e del ruolo di regioni e città nella definizione dei finanziamenti UE.
Per approfondire: Futuro bilancio UE: regioni e città chiedono garanzie per coesione, Appello CdR per più centralità ai territori nei negoziati per prossimo bilancio UE, Proposta Commissione per budget UE 2028-34












