2020, anno del covid e dell’Europa

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Alla vigilia del centenario della morte di Dante potremmo prendere a prestito dalle “Rime” del poeta un verso ammiccante per questo 2020, là dove si legge: “Tre donne intorno al cor mi son venute”. Come per l’Europa, in risposta all’Inferno scatenatosi con la pandemia da Covid-19.

Rimarrà nella memoria, di chi è sopravvissuto, questo straordinario 2020, iniziato quasi subito con l’irruzione di un virus sconosciuto, a lungo contrastato ma non ancora debellato, che ha stimolato il risveglio di un’Unione Europea da troppo tempo in letargo, per i più pessimisti una sorta di coma che sembrava irreversibile.

Tra quanti si sono mobilitati per far fronte alla pandemia si sono segnalate in particolare tre donne, non nuove sulla scena politica ma chiamate in tempi recenti a rispondere in prima fila alla sfida del Covid-19: due tedesche e una francese, Angela Merkel, Ursula von der Leyen e Christine Lagarde. La prima, Cancelliera da quindici anni della Germania, la seconda ex- ministro tedesco e nuova presidente della Commissione europea dalla metà del 2019 e la terza, presidente della Banca centrale europea (BCE) da fine 2019. 

Merkel la protagonista da anni – nel bene e nel meno bene – delle politiche europee e insuperata artefice di compromessi sul filo del rasoio non sempre felici – come nel caso dell’accordo con la Turchia per arginare flussi migratori – e a lungo riluttante a impegnare a fondo la Germania per l’accelerazione del processo di integrazione europea.

Ursula von der Leyen, portata inaspettatamente alla guida della Commissione europea con un risicato consenso da parte del Parlamento europeo, ma spinta all’azione da grandi ambizioni in gran parte onorate ad oggi, come nel caso dell’impegno per la politica ambientale e per il rilancio della solidarietà europea, tradottasi nell’inedito “Recovey Fund” di 750 miliardi di euro per il rilancio di un’economia massacrata dal Covid-19, attivato grazie a un inedito debito comune che il suo Paese di provenienza aveva da sempre osteggiato. 

Christine Lagarde, reduce da otto anni di Presidenza del Fondo monetario internazionale (il “famigerato” FMI), noto per i suoi interventi rigoristi nel mondo e, ancora recentemente, nella crisi greca dello scorso decennio, è alla guida della BCE, dove ha ripreso il testimone da Mario Draghi, prolungandone la politica monetaria espansiva. Nella risposta alla crisi generata dal Covid-19 ha attivato la “potenza di fuoco” della BCE, avvalendosi della sua indipendenza politica e della procedura di voto a maggioranza per acquistare titoli pubblici oltre la soglia di 2000 miliardi di euro, alleggerendo la tensione sui mercati in favore dei Paesi dell’eurozona con difficoltà di finanza pubblica, in particolare dell’Italia zavorrata da un debito che oggi supera i 2500 miliardi di euro.

Naturalmente non sono le sole donne che hanno collaborato ad arginare lo tsunami che ha colpito l’Europa in questo 2020: con loro altre donne nei governi e nelle amministrazioni europee, nei servizi sanitari e molti loro colleghi uomini, tra i responsabili UE il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e quello del Consiglio europeo, Charles Michel, con le loro squadre. Non è comunque senza significato che stia toccando in particolare a tre donne guidare, dalle rispettive postazioni di vertice, una battaglia di proporzioni straordinarie nel segno di una politica finalmente chiamata a declinare come ordinarie le responsabilità femminili. 

Anche questo è l’Unione Europea, frutto di un’azione politica, condotta senza discriminazioni di genere,  in una straordinaria avventura politica di ordinaria democrazia.

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