2017: quale pace ai confini meridionali dell’Europa

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Il 2017 sta per finire e il primo pensiero corre al bilancio dei dodici mesi trascorsi e ai pochi passi avanti fatti per raggiungere la pace e la democrazia.

Da un punto di vista degli attori globali, il 2017 è segnato in particolare dall’arrivo alla Presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump, il quale, al di là del suo slogan politico “America first” e della sua allergia al multilateralismo, ha seminato dubbi, incertezze e contraddizioni da rendere illeggibile e imprevedibile il ruolo del suo Paese nella regione. Su questo scenario, è apparsa invece ancor più chiara e definita la politica della Russia, volta a rafforzare e consolidare un protagonismo politico, militare e diplomatico in corso da tempo.

E’, in particolare, intorno a questi due attori che si sono giocate le carte della pace, della guerra e della lotta al terrorismo nel 2017, un Medio Oriente, regione attraversata da sempre da molteplici linee di frattura politiche, religiose ed etniche. Il viaggio di Trump nella regione dello scorso mese di maggio ha, come non mai, confermato la scelta di campo sunnita, con un vistoso schieramento da parte degli Stati Uniti a fianco dell’Arabia saudita e una vigorosa condanna nei confronti dell’Iran, giudicato “Stato terrorista”.

Le conseguenze di questa presa di posizione, oltre ad esacerbare l’opposizione Iran/Arabia saudita per l’egemonia regionale, si sono concretizzate con la rimessa in discussione, da parte degli Stati Uniti, dell’accordo firmato nel 2015 sul nucleare iraniano, accordo considerato storico per la prospettive di pace e di sicurezza nella regione ma anche per il rafforzamento internazionale di non proliferazione nucleare.

La guerra in Siria è continuata anche nel 2017. In un intreccio di conflitti fra forze governative, opposizione interna a Bachar al Assad e terrorismo del sedicente Stato islamico, il Paese è stato teatro di un importante impegno militare da parte della Russia, affiancata dall’Iran e dalla Turchia e da una intensa attività diplomatica alla ricerca di un negoziato di pace attraverso il processo di Astana. Un negoziato, come si può’ ben immaginare, ancora molto acerbo, che corre in parallelo con quello delle Nazioni Unite a Ginevra. La speranza, in questa fine anno è che questi due processi possano un giorno incontrarsi e trovare il terreno d’intesa per mettere la parola fine a sei anni di guerra.

Non è stata messa fine nemmeno alla guerra in Yemen, dove da tre anni a questa parte, con l’obiettivo di contenere la presenza delle forze sciite Houti, il Paese è sotto i bombardamenti di una coalizione guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta da altri Paesi del Golfo, da Stati Uniti e Gran Bretagna. La situazione umanitaria è catastrofica e la pace non appare all’ordine del giorno, facendo dello Yemen uno dei Paesi più martoriati e dimenticati della regione.

Sempre sul filo dell’indecifrabile e pericolosa politica degli Stati Uniti, si è riacceso in questi ultimi giorni dell’anno anche il conflitto israelo-palestinese. In modo brutale, unilaterale e senza rispetto per le risoluzioni dell’ONU, il PresidenteTrump ha dichiarato Gerusalemme capitale di Israele. La Palestina (quel che rimane tra Cisgiordania e Gaza) si è immediatamente infiammata, esprimendo collera per una simile presa di posizione che allontana ancor più la prospettiva di un accordo di pace basato su una soluzione a due Stati, in cui la parte Est della città sia capitale dell’entità palestinese.

Per concludere, il 2017 si chiude lasciando in sospeso antiche e nuove sfide : un’emigrazione dall’Africa e dalle zone di guerra verso l’Europa che si svolge quasi esclusivamente in modo drammatico, un’instabilità politica che attraversa quasi tutti i Paesi del Nordafrica e in particolare la Libia, una Turchia ormai scivolata nella dittatura e sempre più distante dall’Europa e un popolo curdo che, malgrado la coraggiosa partecipazione alla lotta contro il sedicente Stato islamico, non avrà mai un suo Stato.

Ma il 2017 è stato anche un anno di grandi cambiamenti politici a livello globale, che ha aperto ampi e nuovi spazi all’Unione Europea per diventare attore di pace e di stabilità.

L’augurio forte per il 2018 è che l’Europa colga questa opportunità, occupi questi spazi e diventi protagonista di una nuova pagina di storia.

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